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Quello che non c'è
di Elisa Nobile

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    Casa Editrice: Edizioni Creativa - 85 pagine
    Disponibile in formato cartaceo e ebook




  • Genere: Narrativa

    Trama:
    Siamo tutti alla ricerca di qualcosa che manca; un amore, un viaggio, uno stimolo, un lavoro, un sogno. Questo libro parla di quello che si è disposti a fare e a rischiare per quel qualcosa: parla dei salti nel vuoto, delle avventure e delle pazzie che, più o meno consapevolmente, decidiamo di vivere ogni giorno, nella affannosa ricerca di qualcosa che ci faccia sentire vivi, proprio come ha fatto Giulia. Spinta da una esasperata situazione lavorativa decide di cambiare tutto, anche quello che amava, alla ricerca di quello che non c'è. Viaggi, incontri, amori, delusioni e nuove speranze si intervallano nell'incessante inseguimento di quel qualcosa. Ma quando sembra di averlo finalmente trovato una notizia rimette tutto in discussione.

    Recensione:
    "Quello che non c'è" - Edizioni Creative - è l'opera prima di Elisa Nobile, una giovane giurista che si affaccia al mondo della narrativa.
    E' un libro breve, di ottanta pagine, in cui Giulia, la protagonista, si racconta in una sorta di diario.
    La prima parte ci rappresenta, in un quadro appassionato e amaro, la situazione in cui i giovani laureati si trovano nei confronti del lavoro in Patria. L'autrice esprime anche con una leggera vena polemica, quello che in generale i giovani cercano e non trovano nel mondo del lavoro, cioè un sistema valoriale condiviso in cui riconoscersi, a cui aggiungere un bell'ambiente di lavoro e prospettive di crescita. Quindi datori di lavoro capaci di valorizzare e premiare il talento, che sappiano garantire modalità di inserimento e sviluppo delle competenze, e una buona retribuzione.
    La mancanza di tutto questo provoca la "fuga dei cervelli" all'estero ed è proprio quello che fa Giulia: parte per Londra con lo scopo di perfezionare il suo inglese. Lì conosce gente e incontra l'amore: Michel uno dei suoi coinquilini, ma nessuno dei due al momento sembra intenzionato ad impegnarsi seriamente. Al suo ritorno in Italia, Giulia troverà un lavoro che l'assorbirà talmente da impedirle quasi una vita privata e questo la spingerà di nuovo verso l'estero e questa volta la meta è New York. Tutto va per il meglio: lavoro, amore (Michel, non si erano mai lasciati) ma la vita non è una favola in cui "vissero tutti felici e contenti".
    Leggendo il testo è evidente l'acerbità del costrutto narrativo; spesso il repentino passaggio, nella stessa frase, dal presente al passato (inteso come coniugazione dei verbi) confonde il lettore e appesantisce il racconto unitamente a una terminologia a volte troppo "ostentata nell'essere specifica".
    Si nota una similitudine, non troppo celata, con "Autumn in New York" e "Love Story", inoltre già a metà lettura si intravede quello che potrebbe riservare il finale.
    In questo lavoro l'Autrice ha voluto rappresentare i sogni, le paure e le speranze messi a dura prova dalla vita.
    La scelta finale di Giulia è un'ammirevole inno alla voglia di vivere.
    (Luisa Debenedetti)



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