Una stagione selvaggia di Joe R. Lansdale, recensione e opinioni su questo libro
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UNA STAGIONE SELVAGGIA
di Joe R. Lansdale


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    Genere: Gialli e polizieschi

    Trama:
    Hap ha rinunciato da tempo a salvare il mondo: la sua unica preoccupazione è vivere tranquillo, tra chiacchiere oziose e interminabili bevute con l'inseparabile Leonard. Ma il grande sogno degli anni Sessanta gli è rimasto incollato addosso perché non ha mai dimenticato Trudy, la bionda con cui aveva giocato a fare la rivoluzione. Quando Trudy ricompare nella sua vita, chiedendogli di recuperare il bottino di una rapina in banca, accetta l'incarico finendo però a capofitto in una spirale di violenza alla quale potrà sottrarsi soltanto con l'aiuto di Leonard. Quei soldi fanno gola a molti, e c'è chi è disposto a tutto pur di non dover dividere il malloppo...
    Lansdale accompagna il lettore tra paludi melmose e palazzi fatiscenti, ormai accerchiati dalla nuova America dei centri commerciali e degli immensi parcheggi di cemento. E già dispensa a piene mani quel misto di umorismo sardonico e sottile nostalgia, di idealismo e disillusione che ha fatto di Hap Collins e Leonard Rine una coppia di detective tra le più affascinanti e amate degli ultimi anni.

    Commento:
    Lansdale, scrittore decisamente poliedrico, apre con questo romanzo la serie di avventure che hanno per protagonisti Hap e Leonard, una coppia di amici che non potrebbero essere più diversi: Hap, bianco, reduce dagli anni settanta e sempre senza lavoro e senza soldi; Leonard, nero, gay e con il Vietnam alle spalle. Considerato da tanti il meno bello della serie a causa dei primi capitoli un po' lenti, resta comunque molto divertente, anche se di certo la seconda parte è migliore, più vivida e ricca di azione rispetto ai capitoli precedenti che hanno una sorta di funzione introduttiva, necessaria a instradare il lettore e fargli conoscere personaggi, ambienti e circostanze.
    Due cose davvero colpiscono: prima di tutto, lo stile narrativo che riporta indietro nel tempo. Sembra quasi di viverla l'epoca descritta, si respira l'aria dell'America di provincia e sembra di partecipare in prima persona all'evolversi degli eventi. La seconda cosa è rappresentata dall'ironia che percorre tutto il libro e che viene fuori soprattutto nei dialoghi tra i due protagonisti, sempre scoppiettanti e pieni di umorismo e simpatia. La loro caratterizzazione è tale che, dopo poche pagine, si ha l'impressione di conoscerli da sempre, diventano persone reali e non più semplici personaggi di un romanzo. Assolutamente da leggere, non solo perché fa da introduzione a quelli che di certo seguiranno, ma perché è davvero divertente!
    (M.G.)

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    In fondo alla palude


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