Il camion del destino di Francesco Pagani, recensione e opinioni su questo libro
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IL CAMION DEL DESTINO
di Francesco Pagani


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    Genere: Narrativa

    Trama:
    Diciassette racconti per indagare l'animale uomo e il suo bisogno del prossimo. Una matassa di parole che avvolge la perdita di valori e di spiritualità che ci attanaglia. Una pungente lettura di un futuro non così lontano.

    Commento:
    Un'opera tutta incentrata su un unico protagonista: l'uomo, con le sue passioni, i suoi sogni, le sue paure, la sua vanità. Racconti, a tratti kafkiani, che mettono in evidenza soprattutto gli aspetti negativi della nostra società: dalla totale indifferenza nei confronti dei dolori e dei problemi altrui - come in Il camion del destino - al conformismo che ci attanaglia e alla conseguente incapacità di reagire ad ingiustizie e soprusi; dalla continua ricerca di un'affermazione personale che, inevitabilmente, passa attraverso il raggiungimento di una posizione di privilegio economico, al desiderio disperato di trovare finalmente una propria identità.
    Un senso di pessimismo cosmico attraversa tutti i diciassette racconti, alcuni dei quali sfociano in mini-saggi forse un po' troppo infarciti di citazioni, che spesso sono, alla fine, vere e proprie trascrizioni di brani tratti da Tocqueville, da Buzzati e persino dalla Sacra Bibbia.
    Uno stile crudo e pungente che porta l'autore ad affermazioni anche pesanti, quando ad esempio parla di "squallidi progressisti, i nemici della tradizione, i fautori del '68, i negatori di Dio... non sono riusciti a far altro che lasciarci in eredità questo stramaledettissimo vuoto"; o quando scrive delle "proteste dei soliti partiti nullafacenti di sinistra, forse dei Verdi per attaccare le famiglie con più di un figlio... o forse dei radicali, quei grandissimi figli di p... Pannella, scesi sulle strade per martellare ancora una volta sui diritti dei gay...".
    Buona, comunque, l'idea di partenza: dipingere l'umanità come tanti "uomini-Sisifo", intenti ciecamente nella loro impresa, assuefatti all'ingiustizia e alle differenze sociali, narcotizzati dai programmi televisivi, una "becera massa ridente" dalla quale si sollevano solo poche voci dotate ancora di capacità critica. Un pessimismo profondo che trova tuttavia uno spiraglio di luce in un'auspicata ritrovata spiritualità, unica possibilità di redenzione.
    (R.G.)


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