Piccolo testamento di Gabriele Dadati, recensione e opinioni su questo libro
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PICCOLO TESTAMENTO
di Gabriele Dadati


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    Genere: Narrativa

    Trama:
    In un'afosa notte di giugno un giovane di neanche trentanni si sveglia, si alza dal letto nel quale giace una ragazza che non ama ed esce sul terrazzino a fumare. Ripensa a Vittorio, intellettuale cinquantenne, uomo curioso e rigoroso, amabile e solitario, morto un mese prima: un tumore al cervello gli ha mangiato il corpo, la libertà, la parola. Il giovane era diventato, non per obbligo scolastico ma per elezione, il suo allievo. Quasi il figlio adottivo. E la morte del padre adottivo ha fatto coagulare in lui le sostanze più preziose dell'insegnamento ricevuto: la passione argomentativa, la disponibilità, il sentimento di essere custode di un bene. Questo si racconta in Piccolo testamento, romanzo intessuto di esperienza vera. La storia di un'educazione, di una perdita e di un'eredità. Una storia molto personale, certo, ma anche un capitolo di storia di questa Italia che va in disfacimento, e forse morirà, senza lasciare ai propri figli un'eredità precisa: un'educazione al lavoro del pensiero, un gusto per la bellezza, un desiderio di nitidezza, una capacità di dire sì e di dire no. Il giovane è uno di quei figli d'Italia che, grazie al gioco del caso e al proprio merito, quell'eredità è riuscito a conquistarsela, accettando insieme la responsabilità che ne consegue.

    Commento:
    Il ricordo è il protagonista di questo romanzo intessuto di esperienza vera, che narra la storia di una grande amicizia, di insegnamenti di vita, dell'ineluttabilità della morte e di eredità di valori.
    Piccolo testamento sfiora argomenti che abbracciano la storia del nostro Paese, parla di ricchezze che purtroppo stanno scomparendo: il gusto per la bellezza, l'educazione al lavoro del pensiero, la capacità di scegliere, la fede...
    La vita come incognita e la malattia che consumerà Vittorio daranno all'Io narrante lo spunto per un'analisi che va al di là dell'esperienza vissuta e che conferirà al romanzo concretezza e spiritualità, interruzione e rinascita.
    La trama rimane, purtroppo, piuttosto carente, scarna e poco avvincente anche se il linguaggio chiaro e puntuale dell'autore e l'insolita capacità e precisione dimostrata nell'analisi di fatti ed emozioni, rendono comunque il libro una lettura facile e veloce.
    (D.R.)


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