Rosa d'inverno di Jasmine Manari, recensione e opinioni su questo libro
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ROSA D'INVERNO
di Jasmine Manari


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    Genere: Poesia

    Trama:
    L'indicibile e il coraggio. L'errore e la coscienza. L'Amore: una scelta inanimata che non si dà pace. Rosa d'inverno è l'Amore nato in un giardino assiderato dai ricordi e accompagnato dal tormento di un irreversibile distacco che non conosce resa. Il percorso incondizionato di un'esistenza che mira all'assoluto, accecata, furiosa e senza mezze misure che, tra gli esasperati tentativi di liberarsi dal dolore, paga la propria rivoluzione con la condanna d'un cuore esangue e d'un corpo che ha esalato l'anima e sopravvive, senza vivere, per raggiungere la sua perduta identità. Una vita in cui l'Io tenta di farsi "altro" e, nel suo sguardo dall'indefinita prospettiva, si lascia guidare da un sentimento dapprima timido e inespressivo e, in seguito, tremendamente esplosivo, sfrontato e paziente persino alle calunnie, all'accusa di egoismo e vanità poiché da solo non sa spiegarsi, irragionevole, non sa parlare; tuttavia esiste ed rivolto all'impossibile al punto di precludersi ogni speranza di salvezza in nome di quella limpida e rara "rosa d'inverno".

    Commento:
    Rosa d'inverno è una silloge poetica che raccoglie i versi scritti dall'autrice nel corso di circa due anni, dal 2009 al 2011, con componimenti che toccano i temi di maggior incidenza dell'animo umano: l'amore, con il suo perdersi e ritrovarsi; la fanciullezza, con la sua innocenza ma anche l'età adulta, sottoposta a frequenti compromessi; l'amarezza per una realtà dove contano, oggi più che mai, solo le apparenza e dove il sesso è visto quasi come merce di scambio, svilendo la persona; la vita nella sua interezza, con il suo continuo rinnovarsi, nel bene e nel male, attraverso momenti ricchi di amore o di dolore, di malattia o di tristezza...
    La raccolta, arricchita da citazioni di alcuni grandissimi poeti che danno subito un'idea del tipo di versi cui ci si troverà di fronte, è intensa e coinvolgente; dalle emozioni che trasudano dalle liriche della Manari, si percepisce nettamente una forte base autobiografica, che conferisce maggiore profondità ai versi; facile è, in tante occasioni, riconoscersi nelle parole dell'autrice, in quei sentimenti così netti che si avvertono quasi come se fossero propri.
    Tra i tanti temi affrontati, quello principale resta però l'amore: un amore senza confini né barriere, senza sesso né colore, che va oltre i limiti imposti da una società spesso bigotta e ipocrita, un amore totalizzante, di quelli che sconvolgono la vita.
    Quasi a conclusione di questa interessantissima silloge c'è un brano in prosa, La felicità in un palazzo di cristallo, una riflessione sulla condizione umana alla continua ricerca della felicità e su come questa possa assumere forme, di volta in volta, diverse e mutevoli, ma che sempre dipendono dall'impegno di ciascuno: La cima c'è, l'assoluto esiste. La felicità è lì. Forse non saremo mai al culmine, ma sta a noi arrivare nel punto più alto possibile, per cui abbiamo lottato tanto, per cui abbiamo dato tutto.
    (M.G.)


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