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L'ammerikano
di Pietro De Sarlo

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    Casa Editrice: Europa Edizioni - 204 pagine
    Disponibile in formato ebook




  • Genere: Gialli

    Trama:
    Il tranquillo scorrere della vita a Monte Saraceno, un piccolo paese dell'Appennino lucano, viene sconvolto dall'arrivo di un uomo dal passato oscuro e inquietante: l'Ammerikano. Wilber Boscom, l'ultimo discendente di una coppia emigrata clandestinamente negli Stati Uniti, ha appena portato a compimento la sua personale e atroce vendetta contro una famiglia mafiosa italo-americana, gli Zambrino, ed è per questo costretto a fuggire per evitare sanguinose ritorsioni. Ma appena l'uomo approda nel piccolo centro all'ombra dei pozzi di petrolio della Val D'Agri, il suo passato si intreccia con la placida realtà del luogo, alterandone inevitabilmente gli equilibri e innescando una sequenza di eventi che vede in Vincenzo, un suo lontano parente, un contraltare perfetto del protagonista. La fitta trama di questo libro si snoda in modo piacevole, alternando tragedia e commedia, noir e rosa, ma tenendo sempre alto il livello emotivo della narrazione, e ciò che scorre sotto la superficie del romanzo, condotto con uno stile avvincente e al contempo ironico, è una sovrapposizione di strati splendidamente contrastanti, dove finanza e traffici internazionali si mischiano alle tradizioni e ai vizi di un'Italia che non c'è più. Che crediamo non ci sia più...

    Recensione:
    Un bel romanzo di difficile classificazione che, a prima vista, sembra raccontare due storie distinte, portate avanti con uno stile narrativo differente.
    In quella che appare come la storia principale, troviamo uno spietato killer al soldo della mafia che interviene quando c'è da fare qualche "lavoro sporco" e regolare i conti alla vecchia meniera. L'autore ce lo presenta nascosto nel buio, dietro ad una porta, immobile, nel silenzio più totale in attesa della vittima designata. Questa attesa, oltre a presentarci il protagonista, ci svela la capacità di De Sarlo nel trasmettere la suspance, quella sensazione in cui è palese che qualcosa stia per accadere e si resta immobili, attaccati alle pagine, inacapaci di distogliere l'attenzione, vivendo quel misto di paura, nervosismo ed eccitazione che precede il momento propizio in cui il predatore sferrerà il fulmineo attacco assassino sulla propria preda.
    L'altra storia raccontata è di tutt'altro tenore, con uno stile che ricorda molto i romazi di Loriano Machiavelli e Francesco Guccini ambientati sull'Appennino emiliano. E infatti anche qui siamo sull'Appennino, ma quello lucano, dove troviamo una piccola comunità in cui tutti si conoscono per nome e soprannome, dove ognuno non è solo sé stesso, ma è sempre legato alla storia della propria famiglia, storia che fra paesani viene tramandata di bocca in bocca con aneddoti che si arricchiscono ogni volta con qualche nuovo particolare. Il lettore viene dunque accompagnato con mano nella piazza del paese, nella bottega, al bar, a conoscere uno per uno i vari personaggi, ritrovandosi in un ambiente a misura d'uomo dove le reti sociali e il rapporto umano regolano ogni aspetto della vita.
    Inizialmente, questi differenti stili narrativi creano un attimo di confusione, sembra che l'autore abbia un po' smarrito la strada e si fa forte il desiderio di saltare qualche pagina per tornare alla trama principale, quella del killer, per conoscerne gli sviluppi. Ma un po' alla volta accade qualcosa di strano, man mano che la lettura procede, ci si accorge di voler seguire di più gli accadimenti di quella parte che appariva come una sorta di "distrazione", infatti è proprio in questo paesino dell'Appennino lucano che tutto ha avuto inizio. Una zona d'Italia da cui nel secolo scorso si scappava in cerca di maggior fortuna, dove tutti avevano (ed hanno) in famiglia qualche lontano parente emigrato chissà dove, affascinato dall'idea di un lavoro in fabbrica e desideroso di scrollarsi di dosso l'odore della terra, quasi vergognandosi delle proprie origini, ritrovandosi ad essere estraneo nel luogo di partenza, che dopo anni di assenza faticherà a riconoscere, ed estraneo ancor di più nel luogo di arrivo, dove non riuscirà mai ad integrarsi completamente.
    L'autore è molto bravo nel dosare le informazioni con dei salti temporali che permettono, un po' alla volta, di incasellare le vicende e finalmente fondere i due racconti in un'unica storia, fino ad un finale a sorpresa dove ogni evento trova la sua giusta collocazione.
    Ma al finale ci si arriva con calma, non c'è nessuna fretta, e proprio dove gli eventi rallentano ci vengono offerti degli spunti di riflessione, portandoci a considerare come il "progresso", pur avendoci permesso vite più agiate, ci ha sicuramente privati di quelle relazioni che internet e le grandi città globalizzate non potranno mai sostituire.
    Piacevoli anche le descrizioni di alcuni personaggi, come il sindaco del paese, una macchietta a cui è possibile cucire addosso il comportamento di molti dei nostri politici; e i dialoghi piccati (spesso in un dialetto che strappa il sorriso) fra marito e moglie che mal si sopportano dopo anni di incomprensioni.
    E' palese che De Sarlo abbia inserito molto di sé in queste pagine, prima di tutto l'amore per la propria terra d'origine, la Basililcata, che critica con rabbia e risentimento, proprio come farebbe un amante ferito, perché lui, vivendo lontano, ha una visione più chiara e non si spiega come sia stato possibile che una delle zone potenzialmente più ricche del nostro Paese si sia ritrovata schiacciata e violentata da chiunque nel tempo abbia voluto approfittarne.
    Possiamo solo sperare di leggere ancora altro di questo autore che, con le sue descrizioni, fa sentire il lettore partecipe di ogni evento, tanto che quando la lettura è finita si ha la medesima sensazione che si prova al ritorno di un viaggio, convinti di aver realmente incontrato nuove persone e visitato posti fino ad allora sconosciuti.
    (Norberto Loricati)



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