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Genere: Gialli

Trama:
Un campo di immigrati, gestito da un'organizzazione religiosa sospettata di favorire il reato di clandestinità, è oggetto delle mire di imprenditori senza scrupoli, di racket criminali e di torbidi interessi politici. La popolazione è inquieta. Ha paura di ciò che non capisce, di ciò che non sa, di ciò che è diverso: il colore della pelle, la lingua, le abitudini, le storie, la religione. In questo scenario si consuma un duplice delitto. L'intolleranza, a lungo repressa, esplode.
I nuovi arrivati diventano una minaccia da allontanare subito, prima che sia troppo tardi. La città si divide, una conflittualità latente si insinua tra gli stessi immigrati. Persino tra la procura e la polizia giudiziaria cresce l'erba maligna della contrapposizione ideologica. Attorno ai due delitti si intrecciano rapporti umani e sentimenti, destini già scritti e scelte di vita, tanti misteri, piccole storie, come la vicenda drammatica di Modibo, l'africano del Mali col volto devastato dal fuoco.
Con il sostituto procuratore collabora Alberto Sartini, il protagonista del romanzo La gabbia criminale, che nel campo dei migranti insegna la lingua italiana. Alberto, nato "alla fine della prima metà del secolo scorso", non riesce più a riconoscersi in una società nella quale i valori in cui ha sempre creduto non hanno più cittadinanza. Sarà proprio l'incontro con i nuovi "dannati della terra" a dargli la spinta necessaria per superare un difficile momento della sua vita.

Commento:
A. Bastasi torna in libreria con un nuovo romanzo in cui ritroviamo Alberto Sartini, già protagonista di La gabbia criminale e la cui vita si tinge nuovamente di giallo; stavolta, però, la morte lo tocca davvero da vicino.
Con Città contro l'autore ci regala l'ennesimo atto di denuncia sociale, con un romanzo graffiante che affronta uno dei problemi che maggiormente affligge la società oggi: il razzismo. E' proprio intorno a questo argomento che tutto ruota ed infatti, il fine ultimo del libro non è quello di scoprire il colpevole dei due omicidi, ma molto di più: è quello di aprire una porta sulle bassezze e sull'ipocrisia dell'animo umano. Intolleranza, timore di ciò che non si conosce, pregiudizi, sono solo alcune delle tristi emozioni che trasudano dalle pagine di questo libro, strettamente correlate alle crudeli azioni compiute e motivate, sempre e solo, dall'interesse economico.
Così, tra la messa in schiavitù e l'uso degli immigrati come cavie per testare medicinali dagli effetti collaterali ancora incerti, il ritratto che emerge è quello di una città malvagia, in cui non esistono solo il bianco ed il nero ma una miriade di tonalità intermedie, dove i "cattivi" non sono solo coloro che sfruttano gli stranieri, ma tutti gli altri, quelli apparentemente di larghe vedute, propensi all'integrazione e tolleranti ma che, alla prima occasione - e sempre di nascosto, per salvare le apparenze - sono pronti a sacrificarli.
Sono le forze dell'ordine, che aspettano solo una scusa per intervenire e "risolvere" eventuali problemi con la forza; sono i falsi amici, aperti e disponibili solo se non ci sono testimoni davanti che possano criticare le loro scelte; sono le persone che ci vivono accanto ogni giorno, pronte a puntare il dito contro lo straniero, caricandolo anche di colpe non sue, senza prove reali ma con in testa, sotto sotto, un solo pensiero: tornate a casa vostra!
Alberto e Valentina, mosche bianche insieme a pochi altri, si ritrovano così - come da titolo - l'intera città contro da fronteggiare, nel vano tentativo di salvare le povere baracche del campo. Quelle misere costruzioni che per alcuni sono tutto ciò che hanno, minano la falsa suscettibilità dei benpensanti ma, soprattutto, il loro reale interesse economico e devono, quindi, essere abbattute, divenendo così il simbolo dell'insensibilità e della mancanza di rispetto per la vita ed i bisogni altrui.
Un nuovo coinvolgente romanzo, duro e intenso, da parte di un autore che riesce, con tratti efficaci e netti, a ritrarre perfettamente gli aspetti peggiori della società odierna intrecciandoli, con un giallo a tinte fosche, di tale realismo, da riuscire tranquillamente a immaginarne gli eventi narrati tra le notizie del prossimo telegiornale.
(Maria Guidi)

Dello stesso autore:
Morte a San Siro
La gabbia criminale



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