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Invidia
di Jurij Oleša

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    Casa Editrice: Carbonio - 185 pagine
    Disponibile in formato cartaceo e ebook




  • Genere: Classici

    Trama:
    Invidia è un grande affresco delle illusioni di un'epoca segnata da speranze e tragedie, di una transizione storica, di uomini vecchi e nuovi; un'opera d'arte che non rientrava negli schemi fissati dall'ideologia al potere, e per questo costata cara al suo autore. Un libro unico nel suo genere, una storia a volte grottesca, a volte divertente e spesso patetica: la storia sarcastica di una favolosa lotta di classe e di una non meno favolosa rivoluzione.
    Siamo a Mosca negli anni Venti, subito dopo la Rivoluzione d'Ottobre. E' in corso la nuova politica promossa da Lenin nell'economia, la NEP, dopo gli anni di ristrettezze causate dalla carestia e dalla guerra civile. Il "salsicciaio" Babicev, con la sua idea di mensa collettiva, il Cetvertak (letteralmente un quarto di rublo), fulcro della socializzazione post-rivoluzionaria, incarna l'"uomo nuovo" in contrapposizione al sognatore-poeta fallito e mantenuto Kavalerov, l'invidioso io narrante che non vuole trovare una collocazione nella nuova società e per questo è condannato a restarne ai margini e a non goderne i frutti.

    Recensione:
    "Invidia" è una satira sociale, pubblicata nel 1927, durante i primi anni della nuova politica economica sovietica, un periodo di confusione in cui la società comunista adottò alcune politiche capitalistiche. Il libro mostra i punti di forza e i difetti della nuova e della vecchia era. E' uno studio psicologico e contemporaneamente un libro politico.
    Comincia bene: "Al mattino, quando è al klozet, lui canta" E' un'osservazione fatta da Nikolaj Kavalerov, il nostro narratore, di Andrej Babichev. Andrej è riuscito a giocare al gioco sovietico e l'ha fatto abbastanza bene per se stesso, abbastanza bene comunque per cantare in bagno al mattino. Una notte, Andrej aveva trovato Nikolaj ubriaco nella fogna e lo aveva salvato, in un certo senso, portandolo a casa sua. Ma Nikolaj diventa ingrato, come spesso fanno gli antieroi. Trascorre il tempo a lamentarsi della sua esistenza: "la zuppa servita da me non si raffredda mai". E così Nikolaj guarda Andrej, un "grande salsicciaio, pasticciere e cuoco", "uno dei più insigni uomini dello Stato". E Nikolaj, si sente solo il "buffone" di Andrej... Invidia?
    E' un libro che si divide in due parti.
    Nella prima le pagine volano via, ogni singola frase è come una gemma, la domanda che mi sono posta è se fosse stato possibile, da parte di Olesa, sostenere questa miscela di linguaggio immaginativo, arguzia e assurdismo, e tutto sommato favolosi racconti, per tutto il corso del libro. Ci sono frasi in Invidia che mi hanno meravigliata, come questa frase su Andrej Babichev che è rappresentato come una figura grande, robusta e dominante; una figura che incute timore: "La sua ombra si scaglia obliqua sulla strada e quasi provoca una tempesta tra il fogliame del giardino di fronte". E poi, poche pagine dopo, c'è un meraviglioso contrasto tra l'ombra di Babichev e una bella ragazza, una figura che si percepisce pura: "più lieve dell'ombra, tra le ombre più lievi, quella della neve che cade avrebbe potuto invidiarla". Olesa ha creato un mito, una favola: la storia di Nikolaj Kavelerov, il sottoproletario e Andrej Babichev, il funzionario, che vivono in un periodo che dal punto di vista di Kavelerov è di cambiamento e di cui Babichev è il tipo di uomo che eccelle in esso ed è glorificato. Kavelerov non capisce questo tipo di gloria e si chiede se la natura della gloria sia cambiata ovunque o solo nel "mondo in costruzione".
    Mi ci sono volute alcune pagine per entrare nella seconda parte, in cui incontriamo Ivan il fratello di Andrej e, dopo poche pagine, mi sono accorta di amare questo personaggio che vede la fine di un'era, la fine del lato emotivo dell'umanità perché il nuovo uomo disprezza gli "antichi sentimenti glorificati dai poeti", piange per la perdita ma è deciso a vederlo uscire "con il botto", come dice lui: "...Ho avuto l'onore di organizzare l'ultima parata dei sentimenti umani d'altri tempi…".
    Questa parte ha un sentore casuale, vi è una serie di scene e sogni indotti dalla febbre cuciti insieme come una trapunta patchwork. Questo non è il mondo di Andrej - un mondo ordinato e propositivo -, è il mondo del pazzo, dell'ubriacone, del sognatore. Questo è il mondo di Ivan.
    C'è un passaggio sorprendente in cui Nikolaj e Ivan attraversano un lotto libero e Ivan elenca tutti i detriti che vede, in un catalogo finto-epico che contiene, tra le altre cose, una bottiglia, una scarpa e un brandello di benda, prima di finire su una nota estatica con "le piccole torri di Babele degli escrementi umani solidificati". Una metafora maestosa, se mai ce ne fosse una, e in questo libro non stona affatto.
    E' una storia di contrasti: l'uomo contro l'uomo, l'uomo contro la macchina, la prima persona della prima parte contro la terza persona della seconda parte, l'individuo contro le masse - contro lo Stato, la vecchia era contro la nuova, l'apatico Kavelerov contro Babichev l'industriale, contro Babichev l'edonista. Oh e c'era anche un terzo Babichev... il terrorista che fu giustiziato per le sue azioni contro lo Stato.
    Questo libro fa capire come la satira, se portata a un livello linguistico (anche se non necessariamente logico), possa effettivamente capovolgersi e diventare una forma di lode. Il narratore di Olesa continua a parlare di quanto odia, ma il suo linguaggio è così vivace che alla fine si arriva a vederlo come una creatura dominata, non dalla rabbia, ma da una gioia strana e incontrollabile. E' un Mozart di odio: così eccellente che la semplice pratica del suo "dono" lo fa sorridere, malgrado lui stesso.
    Anche se breve, Invidia non è indicato per chi non è abituato a districarsi di fonte all'ambiguità. E' necessario avere una mente aperta, altrimenti la storia si fermerà da sola. Non c'è da meravigliarsi che il governo russo dell'epoca sia stato confuso dal romanzo, poiché entrambe le parti (il nuovo e il vecchio) sono state alternativamente glorificate e derise. Invidia è un lavoro che ti entra nella testa. Penso che non vi siano elogi maggiori. Credo di non aver mai letto nulla del genere.
    (Luisa Debenedetti)



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