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L'oscurità tra le foglie
di Gian Luca Guillaume

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    Casa Editrice: Nulla Die - 56 pagine
    Disponibile in formato cartaceo




  • Genere: Poesia

    Trama:
    "L'oscurità tra le foglie", opera prima di Gian Luca Guillaume, è il viaggio interiore e formativo di un giovane arrabbiato e incompreso, che comincia parlando di sé per dire la condizione di tutti. Nell'itinerario si inseriscono varie appendici che sono lo specchio in cui si riflette l'autore: sono i suoi pensieri sulla vita, sulla morte, sull'amore e sui sogni; le varie sfumature dei suoi crucci e delle sue emozioni. Il libretto, documento eccezionale nel panorama letterario italiano contemporaneo, è l'esame di coscienza di un ragazzo che ha perso la fede nell'uomo, e che guarda a esso in tutte le sue contraddizioni, finendo comunque per affermare la necessità di un impegno, qualunque esso sia, per partecipare, per non perdere l'occasione di vivere appieno, dimenticando (anche solo per un attimo) la propria individualità e immergendosi nello sforzo collettivo.

    Recensione:
    "L'oscurità tra le foglie" è una raccolta di prosa/poesie, perlopiù brevi ma dense di emozioni struggenti, scritte da Gian Luca Guillaume.
    Non siamo di fronte a scritti convenzionali, banali e ovvii, al contrario, sono versi inusuali, anche la prosa è poesia, particolari e in grado di incuriosire e attirare il lettore. Una caratteristica comune, e che colpisce chi legge, è la relativa brevità dei componimenti, brevità che acquisisce una denotazione del tutto positiva alla luce del contenuto. La tematica più ricorrente è quella introspettiva, relativa al proprio io, che l'autore non perde occasione di scandagliare e capire, senza però mai raggiungerne l'essenza (d'altronde chi mai ne sarebbe in grado?). Il suo, quindi, è un costante porsi in discussione, nell'incessante ricerca di un se stesso che travalica l'individualità del proprio vissuto e dell'amarezza per una società, in particolare quella piemontese (..."intellettuali molli, istruiti, bigotti, censori e censurati") e un popolo "bestiale, rumoroso e grosso, che ignora le sue forze... tutto è suo, quanto sta fra cielo e terra, ma non ne ha conoscenza; e se qualche savio di ciò l'avvisa egli lo uccide e lo sotterra" a cui l'autore si ribella, ma alla quale infine si apre perché scopre che, tuttavia, può ancora salvarsi ed essere salvifica.
    Guillaume ci trasmette di aver toccato il fondo "morto di stanchezza, finito, belle che fregato" , "è tutto squallore e nebbia / nella mia memoria."
    Ma è sul fondo dell'abisso che si manifesta l'essenza della poesia (e non solo di questa) e su questo avvicinarsi al fondo dell'abisso si misura il grado di forza, di capacità rischiaratrice della verità, del poeta (non tutti, sono rari soltanto quelli che toccano il fondo: nel verso, nella scelta di guardare in faccia alla morte, penso ad Allan Poe al racconto "Una discesa nel Maelström" oppure a Giorgio Colli). Si può essere rivelatori e testimoni di un tempo che non giustifica nulla - se non solo il suo stesso scorrere - arrivando così a un momento di fortissima illuminazione: chi più partecipa di questo arcano, più s'iscrive tra pensatori e i poeti poiché l'abisso del mondo deve essere sperimentato e patito, e per questo bisogna affacciarsi sull'enigma e percepire il fondo dell'abisso.
    L'autore guarda ai classici e si rifugia nel passato letterario, riferisce di ricordare "lo scempio dei poeti sedicenti e della loro merce: finti eroi, vacue infatuazioni, bugie e sciocchezze".
    Le sensazioni che i versi di Guillaume suscitano nel lettore sono molteplici, ma se si vuole individuare un leitmotiv è l'amarezza, esasperata in pessimismo, a farla da padrone. In particolar modo la consapevolezza della caducità dell'esperienza terrena e il costante bisogno di capire se stesso.
    Non bisogna pensare, però, che si tratti di poesie del tutto pessimistiche e negative, poiché lasciano spazio anche a spiragli di slanci alla vita, a quel "Carpe diem" di Orazio poi divenuto tanto celebre. In questi versi non manca uno sguardo legato ai ricordi dell'infanzia, quando tutto era semplice e genuino e i pensieri, più o meno tetri, non offuscavano la mente. Quella de "L'oscurità tra le foglie" è una poesia un po' decadente, che fa spesso uso di un linguaggio aulico, che ricorda quella dei poeti maledetti e che ci culla, con i suoi versi, in una continua ricerca del proprio io che si aggroviglia sempre più su se stessa, attraendo il lettore in questa spirale, trascinandolo con sé entro un'altra dimensione coscienziale. Ma questo indagare nel proprio io alla ricerca e alla descrizione delle colpe, porta poi a liberarsi da questa condizione emotiva di disagio, alla catarsi: il liberatorio distacco dalle passioni fino ad allora descritte, distacco che interviene nel momento in cui si coglie la ragione celata negli eventi.
    Dietro l'oscurità delle foglie c'è un'altra e più nuova visione del mondo. Saperla cogliere è ciò che occorre.
    Noi lettori spesso cerchiamo idee, pensieri che acquistino nella memoria un suggello di conferma o almeno chiavi per porte che portavamo dentro, da tanto tempo, senza riuscire ad aprire.
    Consiglio vivamente la lettura.
    (Luisa Debenedetti)



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