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Palazzo d'ingiustizia. Il caso Robledo e l'indipendenza della magistratura. Viaggio nelle procure italiane
di Riccardo Iacona

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    Casa Editrice: Marsilio - 204 pagine
    Disponibile in formato cartaceo e ebook




  • Genere: Informazione

    Trama:
    Un reportage di Riccardo Iacona che accende i riflettori sull'intricato groviglio della giustizia italiana. I dietro le quinte del lavoro delle procure, i protagonisti delle vicende dalle quali sono nate indagini e processi, i retroscena di alcune delle inchieste più clamorose su banche, corruzione, malaffare, che da Mani Pulite a oggi hanno occupato le prime pagine dei giornali. L'incontro con l'ex procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo introduce un viaggio nella realtà delle aule di giustizia attraverso le testimonianze di alcuni dei più celebri magistrati italiani e il racconto in presa diretta di incontri e avvenimenti che hanno deciso le sorti di importanti processi. Iacona indaga sulle interferenze della politica nelle decisioni della magistratura e sullo strapotere delle correnti nell'attribuzione degli incarichi che mette a repentaglio l'autonomia dei giudici e inquina la nostra società.

    Recensione:
    "Palazzo d'ingiustizia" di Riccardo Iacona è un'inchiesta che si basa sull'esperienza ed il vissuto di Alfredo Robledo, ex procuratore aggiunto di Milano, per evidenziare come la giustizia possa in realtà essere condizionata e manovrata sia dal potere politico, unico in grado di stabilire cosa sia "giusto" e cosa no, intervenendo a propria tutela, sia dalla lotta intestina tra le tante correnti che operano nei Palazzi. Iacona ci riferisce della vicenda di un uomo che è stato fondamentale in molte indagini giudiziarie che hanno coinvolto la classe politica italiana negli ultimi due decenni.
    Ci viene presentato il lavoro di Robledo, le indagini, il suo sentirsi parte di un potere che si confronta con la società e la politica, i rapporti con i colleghi e le frustrazioni che il potere politico italiano regala a chi tenta di costringerlo al rispetto del codice penale.
    E così ci accorgiamo che i magistrati non sono le figure impolverate con le toghe spazzolate di forfora sulle spalle, lente, analitiche, noiose, cerimoniose che si frappongono fra il cittadino e il suo benessere o la sua tranquillità. Sono i lacci e i lacciuoli che la superficialità politica e imprenditoriale ha individuato come oppositori del mondo globale, commerciale, economico e finanziario.
    Il denaro passa sotto forma di titoli, contanti, libretti al portatore davanti agli occhi dell'incredulo funzionario dello Stato che ipotizza da dove possa arrivare e sopratutto chi lo possa prelevare. La persona in questione è Robledo che racconta di essersi imbattuto, nella sua attività investigativa, in reati sistematizzati, reiterati da singoli e gruppi di persone che si davano mutua copertura e assistenza, usando spesso i loro posti di potere.
    Il libro si configura per la precisione nell'informazione, tipica del saggio per "addetti ai lavori", ma che è perfettamente apprezzabile anche da chi, come me, di diritto non ha mai studiato nulla.
    Si parla di giustizia, quella vera, quella esercitata da un servitore dello Stato, e non quella adattata a se stessi come un abito di sartoria, da parte di chi con la giustizia, guarda caso, spesso ha un rapporto conflittuale, soprattutto con i rappresentanti della classe dirigente, in questo caso il procuratore Bruti Liberati. Robledo ha un'idea pragmatica e fattiva della giustizia: nell'attesa (che in Italia potrebbe essere infinitamente lunga) che la giustizia abbia tutti gli strumenti per assolvere la sua funzione educatrice, applichiamola subito per punire chi ha commesso un reato, di qualunque natura.
    Superfluo dire che Robledo crede al sistema delle regole democratiche e le pone a confronto con le norme ben più stringenti ed efficaci della criminalità, e quello che ne consegue è che le regole democratiche si seguono per ottenere un'uguaglianza, mentre quelle criminali per ottenere un privilegio.
    Diversi sono i casi che hanno impegnato Robledo, basta citare alcuni esempi: la vicenda del San Raffaele, l'affare Formigoni, il mistero del fascicolo Sea, le tangenti per Expo 2015, il finanziamento pubblico dei partiti e l'utilizzo a scopo personale dei fondi (la famosa Rimborsopoli).
    Quello che purtroppo sconcerta è scoprire che le accuse più violente che gli vengono rivolte provengono dall'interno della stessa magistratura.
    Mi chiedo se sia una sorta di riflessione autocritica o un regolamento di conti.
    Robledo viene rimosso dal suo incarico a Milano perché ostacolava la moratoria e persino gli "affari" delle toghe. Doveva pagarla, l'ha pagata: un provvedimento disciplinare a suo carico lo ha fatto trasferire a Torino dove segue reati minori, ma non si arrende e presenta un esposto al Csm contro Bruti Liberati. Alla luce di tutto quello che si è letto, la sentenza di proscioglimento emessa lo scorso ottobre 2017, dalla Procura di Brescia suona quasi come una beffa.
    Nel frattempo a Milano non c'è traccia di nuove indagini su reati contro la pubblica amministrazione. In fondo, il successore di Bruti ora in pensione, è quello che è stato il suo braccio destro: Francesco Greco, eletto all'unanimità dal Csm dell'omertà.
    Un bel libro, che raccomando caldamente.
    (Luisa Debenedetti)



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