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Torino. Il Guardiano dei Cavalieri: Un noir esoterico degli anni '60
di Ivano Barbiero

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    Casa Editrice: Fratelli Frilli Editori - 181 pagine
    Disponibile in formato cartaceo e ebook




  • Genere: Noir

    Trama:
    Sul finire degli anni Sessanta una nevicata eccezionale si abbatte su Torino per cinque giorni, ora nascondendo ora evidenziando le tracce di una serie di personaggi: dietro l'apparente normalità delle loro vite, che si intersecano in una rete di relazioni ed eventi, si nascondono vittime e carnefici. Tutto ha inizio quando Stella riceve l'incarico di uccidere, al suo arrivo a Porta Nuova, un professore di lettere appassionato di scienze occulte. Qualcosa però va subito storto e le vittime diventano due… Ma non solo: Stella diviene a sua volta il bersaglio di un killer, un uomo solitario e anaffettivo che uccide per sentirsi vivo. In quella stessa notte qualcun altro morirà in circostanze strane e, alle prime luci dell'alba, in un prato attiguo al Cimitero Monumentale verranno rinvenute, sepolte dalle neve, cinque piccole bare bianche disposte a formare un macabro pentacolo. Il commissario Aldo Piacentini, "mammone" e con il vizio di ripetere mentalmente i sinonimi delle parole pronunciate dagli altri, si mette al lavoro con la sua squadra per cercare di dipanare la matassa: il ritrovamento di una strana statuetta raffigurante un monaco sarà determinante per risalire al movente di una parte delle morti. Ma questo frate esiste realmente? Nei sotterranei del manicomio di Collegno - particolarmente affollati nella notte risolutiva - si svelerà l'identità del Guardiano dei Cavalieri. Elisa e Gianna, due donne a dir poco particolari, saranno determinanti nell'aiutare Stella a capire chi lo voleva uccidere e per quale motivo, mentre Piacentini - turbato da una conoscenza femminile - crederà di aver portato a termine l'indagine. Un noir insieme d'azione serrata e riflessione su verità scomode, che trascina il lettore sul manto bianco sporco che copre una città cupa e malinconica.

    Recensione:
    Torino - Il Guardiano dei Cavalieri è un libro particolare, in cui il lettore viene attratto da movimento e continui colpi di scena, tensione, passione, paura, un mondo esoterico che attira, il passato che ritorna, Torino anni '60 col suo fascino accresciuto dalla coltre di neve che la ricopre.
    I personaggi, come se l'Autore fosse un prestigiatore che utilizza la sua scatola magica, appaiono così, dal nulla, all'improvviso; questo gioco incuriosisce chi legge che si domanda: "Ma chi è questo? Cosa c'entra?". Eppure tutti sono la parte di un'unica vicenda che è l'intreccio delle loro vite e delle loro scelte.
    L'autore è molto bravo ad intessere questo intreccio e a depistare il lettore, l'incrocio di diverse trame (anche nel tipico schema passato/presente) si rivela ben orchestrato.
    Ho trovato alcuni dialoghi poco fluidi ma la scrittura è sicuramente scorrevole, si procede agevolmente nella lettura.
    Sebbene siamo stati invasi da commissari di tutti i tipi, Ivano Barbiero è riuscito a inventare un personaggio diverso da quelli a cui siamo abituati. Aldo Piacentini non è il solito piacione belloccio, quello avvolto in una nube di fumo mentre viene illuminato da trovate geniali e impensabili, magari pure mezzo ubriaco, o con demoni terribili, no: è un uomo integerrimo, un capo coscienzioso che rispetta tutti e che pretende rispetto, non è un donnaiolo: "Lo attraeva di più un libro storico o un romanzo di autori tedeschi." "…oppure una serata in casa al caldo ad ascoltare la musica di Beethoven", è un figlio e sa che fare il poliziotto non è semplice. Non ci sono orari, non ci sono ferie, significa dedicare la propria vita a un mestiere che corrode, che a volte distrugge e che in pochissimi casi ripaga. Quello che per molti uomini e donne è una vera e propria vocazione. Forse mi sarei aspettata una maggiore verve e qualche guizzo di personalità in più.
    Ho citato il commissario Piacentini ma non è lui l'unico protagonista, tutti i personaggi lo sono: Stella, Antonio, Sergio, Furio, Elena, Gianna, Marco, Sereno… e Torino, avvolta da un alone noir che, negli anni Cinquanta e Sessanta, era la capitale dell'automobile. Oggi, per molti è... la città del diavolo. Non si parla più di FIAT, ormai, tutti sanno che Torino è la "città magica" per antonomasia, forse che magie ed esoterismo hanno preso il sopravvento in questa città postindustriale, che cerca di riciclarsi e sfrutta anche l'arcano per uscire dalla crisi?
    Il manicomio di Casa Collegno, mi è sembrato il personaggio più spaventoso del libro: "Sotto come il mondo di sopra, è lì che occorre cercare. Non scapperà: ha troppa paura del mondo di fuori".
    Il richiamo a questa struttura, che ospita anche le tombe dell'antico ordine dei Cavalieri dell'Annunziata, trasmette sensazioni contrastanti di pietà nei confronti dei ricoverati, che non erano solo povere menti turbate ma anche soggetti rifiutati dalle famiglie perché scomodi o affetti da malformazioni (come Sereno), e di biasimo per chi dirigeva e gestiva la loro permanenza.
    "Ragiona, a chi non piacerebbe avere poteri soprannaturali, preannunciare ciò che accadrà domani, vivere esperienze incredibili? Non è così, vivaddio! Non è così! La realtà fa a pugni con il mistero… dobbiamo vivere in maniera reale, concreta, lasciandoci alle spalle le fregnacce!" Queste sono parole del commissario Piacentini, ma in questo caso il mistero prevale sulla realtà, la fa da padrone, non tutto sarà svelato. Quale verità si cela dietro la morte di Carlo Sempione o di Sereno Pierpaolo? Mistero...
    Per concludere, il libro mi è piaciuto e ne consiglierei la lettura anche se, a volte ho come avuto la sensazione che il tentativo di suscitare interesse e sbalordire il lettore sia rimasto sopra le righe, come un tambureggiare troppo insistente. Ma forse è solo la sensazione di una vecchia lettrice ormai avanti con gli anni.
    (Luisa Debenedetti)



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