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Agemina
di MGL Valentini
Traduzione a cura di: TRADUTTORE

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    Pubblicazione indipendente - 486 pagine
    Formati disponibili: cartaceo e ebook




  • Genere: Romanzo storico

    Trama:
    A.D. 1294 - L'elezione al papato di Celestino V porta lo scompiglio nella tranquilla contea di Roccagelata. Costretto a militare al soldo di re Carlo d'Angiò, Jano, il giovane conte, lascia il feudo nelle mani di sua sorella Gelina per raggiungere il re e destreggiarsi tra la politica dell'impero e quella del papato. Ma quando Roccagelata è messa sotto assedio, Jano corre in aiuto della propria contea e quello che trova lo costringerà a guardare in faccia la realtà e a macchiarsi le mani di un omicidio.

    Recensione:
    Ho letto con piacere "Agemina", romanzo di Monica Maria Giovanna Lucrezia Valentini che, pur presentato dall'autrice come romanzo storico, per il punto di vista e lo stile narrativo, è secondo me da ricondursi più al genere del romanzo rosa di ambientazione storica.
    Le vicende del feudo di Roccagelata (che l'autrice immagina al confine tra Lazio e Abruzzo) e del giovane e bellissimo conte Jano, misteriosamente identico al grande Manfredi di Svevia morto ormai da circa vent'anni e mai dimenticato dai contemporanei, sono infatti narrate mettendo in primo piano i sentimenti e le passioni di un pugno di giovanissimi protagonisti (Jano, Orso, Gelina, Ruggero, Braccio...) che, da poco usciti dall'adolescenza, devono misurarsi con questioni più grandi di loro.
    Jano non ha ancora vent'anni, ha ereditato il feudo dopo che il padre è morto di peste ed è stato costretto ad affidarne la reggenza alla giovanissima sorella Gelina, in quanto tenuto ad accompagnare a Perugia Carlo II d'Angiò, al quale ha giurato fedeltà. A Perugia la situazione è complicata: i cardinali sono riuniti ormai da due anni perché non riescono ad eleggere il nuovo pontefice e quando la scelta ricade sull'eremita Pietro da Morrone (che per un breve periodo diventerà papa Celestino V) Jano non riesce comunque a tornare a Roccagelata, risucchiato dai doveri a cui è vincolato dal suo giuramento. La giovane e bella Gelina diviene dunque preda di appetiti crudeli e senza scrupoli ma, grazie alla devozione del menestrello e amico d'infanzia Orso, riuscirà a far fronte al piano orchestrato per abusare di lei e impossessarsi del feudo.
    L'autrice sceglie di mettere al centro della storia le passioni e gli amori dei giovanissimi protagonisti, di cui descrive con navigata perizia emozioni e batticuori, desideri travolgenti e carezze infuocate, a cui viene dato nel romanzo un rilievo assai maggiore rispetto a quello concesso alla ricostruzione di battaglie, strategie politiche, alleanze e pressioni che portarono infine alla rinuncia di Celestino V al soglio pontificio e alla successiva nomina a papa di Benedetto Caetani, diventato il terribile Bonifacio VIII. La narrazione sfiora eventi e personaggi storici realmente esistiti per concentrarsi sulle emozioni dei protagonisti e sui segreti inconfessabili che stanno alla base di molte delle loro decisioni.
    Ho apprezzato la disinvoltura con cui vengono trattate situazioni come l'amore omosessuale e l'incesto, all'epoca molto diffuse e ritenute praticamente normali, anche se alla fine i lunghi capelli di Jano e i suoi occhi smeraldini capaci di far cadere ai suoi piedi indifferentemente cavalieri e preti mi avevano un po' stancata. E' stato piacevole e interessante andare a rispolverare le lotte fra le famiglie Colonna e Caetani e la figura di quel Bonifacio VIII che tanto ha condizionato gli eventi di quel periodo storico.
    Sono arrivata alla fine del romanzo senza aver capito il perché del titolo: Agemina. Nessun personaggio, nessun luogo, nessun evento richiamava quel nome. Facendo ricerche ho poi scoperto che l'agemina è un'antica tecnica di lavorazione usata per ottenere una decorazione policroma mediante l'intarsio di metalli di diverso colore. Credo che i diversi colori intarsiati dall'autrice siano quelli dei sentimenti: amore, odio, vergogna, passione, ingenuità, fedeltà, desiderio, rispetto, tutti concorrono a trascinare i diversi personaggi lungo un destino spesso tragico, tratteggiando con onestà un'epoca in cui la vita era breve e la felicità uno scintillio fugace che di tanto in tanto riusciva a rischiarare, almeno per qualche tempo, esistenze per il resto difficili e dolorose.
    (Cristina Quochi)

    Della stessa autrice:
    Il mercenario e la virago



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