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Il mio nome Ŕ Aoise
di Marta Correggia

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    Casa Editrice: Vanda Edizioni - 282 pagine
    Formati disponibili: cartaceo e ebook




  • Genere: Narrativa

    Trama:
    Una volta arrivata a Castel Volturno, ad Aoise non rimane nulla, neppure il suo nome. Lei e le sisters, Joy, Friday, e Prudence, hanno giÓ giurato il Ju Ju e attraverso i riti sciamanici, le ragazze nigeriane restano vincolate per anni al loro destino di prostituzione. Se disobbediscono, gli spiriti se la prendono con le loro famiglie. E poi senza soldi, dove possono andare? All'interno della Connection House, Aloise vive esperienze di estrema violenza. Ma in quell'inferno in terra si consumano anche sentimenti di amicizia, di complicitÓ di protezione fra donne. Donne come lei, ognuna con un nome, una faccia e una storia. Una storia vera, un romanzo sull'orrore della prostituzione e dello sfruttamento umano, ma anche sulla forza dell'amicizia e dell'amore, sul coraggio e su quella resistenza nutrita dalla speranza che possono portare anche le pi¨ disgraziate ragazze di Benin City a costruirsi una vita nuova, lontano dalla fame e dallo sfruttamento.

    Recensione:
    Con il romanzo "Il mio nome Ŕ Aoise" Marta Correggia, magistrato della Procura di Santa Maria Capua Vetere che si occupa di sfruttamento della prostituzione, Ŕ riuscita a realizzare un piccolo, importante miracolo: raccontare l'orrore della tratta delle donne nigeriane coniugando realtÓ e finzione, muovendosi in perfetto equilibrio fra un realismo crudo e spietato e una delicatezza che rasenta la poesia.
    Sin dalle prime pagine Ŕ chiaro al lettore che non si tratta semplicemente di una storia di fantasia, o meglio che nella potentissima figura della protagonista si condensano le storie di tante ragazze che hanno avuto lo stesso tragico destino. Aoise ha soltanto diciassette anni quando viene indotta a lasciare il suo villaggio in Nigeria per raggiungere l'Italia dove, le promettono, un'organizzazione di connazionali la farÓ lavorare come parrucchiera. In questo modo, saldato il debito con chi le ha pagato il viaggio, potrÓ avere un futuro e mandare soldi alla madre e i fratelli pi¨ giovani in Nigeria, visto che il padre Ŕ morto lasciando la famiglia in assoluta povertÓ.
    La realtÓ, di cui un po' abbiamo sentito parlare anche noi ma che l'autrice conosce benissimo in virt¨ del suo lavoro, Ŕ ben diversa: il giuramento ju-ju che Aoise Ŕ costretta a fare prima di partire, la vincola a una sorta di patto col diavolo che, per quanto a stento concepibile per noi occidentali, ha su di lei un potere assoluto ponendola alla completa mercÚ dell'organizzazione criminale che la destina al mercato della prostituzione a Castel Volturno all'interno di una Connection House.
    Con un linguaggio scorrevole e alternando il racconto delle atrocitÓ subite nel presente con le esperienze vissute nell'amata Nigeria, dove la povertÓ e la difficile situazione familiare non hanno impedito ad Aoise, nonostante la sofferenza, di sentirsi comunque amata e partecipe di un contesto culturale ricco di significato, l'autrice conduce con grazia il lettore all'interno di una realtÓ che ha il triste sapore dell'incubo: una pennellata dopo l'altra, il quadro che tratteggia appare terribilmente vero e fonte di vergogna per la nostra societÓ che, di fronte all'impero economico costruito dalle organizzazioni criminali nigeriane, libiche e italiane, preferisce fingere di non sapere, abbandonando tante donne al loro destino. Ridotte in schiavit¨ e private persino del loro nome, a queste ragazze non resta nulla: chi tenta di resistere o di opporsi finisce con l'essere uccisa o col subire comunque violenze tali da scivolare nella pazzia.
    Eppure anche in quell'inferno pu˛ aprirsi uno spiraglio di speranza, possono nascere affetti profondi, sentimenti di amicizia e complicitÓ fra persone che, nonostante l'orrore, non rinunciano alla loro umanitÓ e offrono, mettendosi in gioco e spesso anche in pericolo, una possibile via d'uscita.
    Un romanzo la cui lettura consiglio assolutamente per comprendere "dall'interno" un fenomeno che troppo spesso ci lascia indifferenti e che potrebbe essere addirittura proposto in classe agli studenti delle scuole superiori, nonostante le scene crude e raccontate senza filtri. Oltre ad essere una storia emozionante, avvincente e ben scritta, offre infatti tantissimi preziosi spunti di riflessione su una realtÓ ancora troppo poco conosciuta o raccontata parzialmente, che merita invece di essere affrontata e approfondita con onestÓ e coraggio.
    (Cristina Quochi)



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