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Genere: Poesia

Trama:
"Minime" è ogni singola parte dell'autore, bozzetti autobiografici che rappresentano istantanee di un amore, ricordi che si nascondono nel buio della mente e appaiono durante una passeggiata al parco o ancora immagini di pochi istanti, attimi di quotidianità, persone incontrate e mai scordate. Ogni minima non supera i cinque versi. La regola che l'autore si è dato è cercare di condensare emozioni, sensazioni e ricordi in cinque righe, mantenendo il più possibile viva la vampa dell'ispirazione. Le minime dovevano nascere di getto e restare nei canoni prefissati, se questo non accadeva venivano eliminate, né modificate e nemmeno riscritte, perché la loro esistenza non avrebbe avuto senso.

Recensione:
"Minime" di Gabriele Berardi è una raccolta di sessanta poesie brevi, brevissime, quasi lapidarie, l'Autore, infatti, si è imposto una sorta di regola del cinque, per cui sono tutte poesie composte da cinque versi.
La radicale semplicità della forma non sminuisce affatto la profondità e la complessità del tema trattato e del pensiero del Poeta. Berardi racconta di un amore difficile, travagliato e senza futuro, il suo è un cammino ostinato e sofferto che, tuttavia, non rinuncia a compiere rivolgendosi ad una lei in cui stanno racchiuse le baluginanti speranze di una vita che non vuole essere inutile.
Il mondo è visto con gli occhi di un'anima sofferente, in cui la dolcezza dello sguardo si accompagna ad una rassegnazione ineludibile ma non senza speranza, nonostante il pensiero di un futuro portatore di altre sofferenze e inquietudini e si vorrebbe quasi non affrontarlo. La risorsa che ha il Poeta è la sua musa, con la quale può inoltrarsi nella illusione, nel sogno a cui fanno da contraltare la realtà e il disinganno. Si tratta sempre di un breve momento, un'istantanea, ma è l'unico che possa renderlo vivo nei ricordi, nei momenti traumatici, nel suo vissuto elaborato in maniera originale e a volte talmente forte da far sentire, a chi legge molti di quei cinque versi, una sorta di staffilata nel profondo di sé. L'inverno, il tempo trascorso, i ricordi, ricorrono nella poesia di Berardi, come fossero un luogo dell'anima verso cui sentiamo di essere costretti a dirigerci per smarrirci, storditi dalla loro quieta immobilità.
Il Poeta continua il viaggio della sua anima, ansiosa e inquieta, un viaggio di cui non vuole nascondere nulla e che non teme di mostrare a noi, quale partecipazione di una solitudine e di una sofferenza che in qualche modo sono anche nostre.
Queste brevi poesie, alcune delle quali, più delle altre, imprimono su di noi le suggestioni e le malinconie di un'anima che, cercando la sua meta, e rivolgendosi alla sua musa, parla disperatamente a tutti noi.
Consigliato.
(Luisa Debenedetti)

Citazioni da questo libro:
Sfioravi le mie ossa
e mi chiedevo,
quanto di me
poteva stare
in una tua mano.
(13)

Mio padre mi regalò
una piscina olimpionica.
Io non compresi che
quella vasca era piena
delle sue lacrime.
(23)

Ti ricordi quella sera
quando mi sussurrasti:
"T'amo da morire."
contemplavo i tuoi denti
e il tuo viso svanire.
(32)

L'inverno gioca
con la primavera:
ritorna, la spinge
e poi l'abbraccia
nella bufera.
(53)



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