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Status symbol
di Alfredo Ricciardi

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    Casa Editrice: Pubblicazione indipendente - 272 pagine
    Formati disponibili: cartaceo e ebook




  • Genere: Gialli

    Trama:
    Silenziosa com'era arrivata, la macchina fece retromarcia per venti metri, poi svoltò in un vicolo lasciando Svita di nuovo da sola, con il cuore a duecento battiti al minuto che le pulsava nelle tempie ed il fiato corto per lo spavento. Poi di nuovo la quiete. Di nuovo quel silenzio assoluto che ora non le sembrava più tanto attraente. Camminando con le gambe leggermente divaricate si avviò in tutta fretta verso casa, sperando che nessuno si accorgesse che si era fatta pipì addosso.

    L'autore Alfredo Ricciardi nasce a Foggia nel 1974. Ingegnere per mestiere e per passione, trascorre i primi quarantaquattro anni della sua vita senza sapere di voler scrivere un libro. Quando, finalmente, se ne rende conto, nasce Sepolcri Imbiancati (2018), opera prima che riscuote un immediato ed inaspettato successo di pubblico. Istigato dall'affetto dei lettori, replica nell'aprile del 2019 con Inciso nel cervello, un romanzo che lega il periodo della seconda guerra mondiale ai giorni nostri, seguito nel dicembre dello stesso anno da Troppi film americani. Il quarto episodio, Status symbol, è l'ulteriore conferma che, oramai, l'autore ci ha preso gusto. E dopo, chissà...

    Recensione:
    Quarto romanzo con il commissario Spinelli, "Status symbol" è un libro che, per chi segue la serie dall'inizio, si aspettava e si inizia a leggere con gioia. Se invece state pensando di approcciare l'autore da qui, vi consiglio di procedere con ordine, per comprendere appieno i rapporti personali tra i personaggi, approfondendo un lato umano importante e caratteristico come, e forse ancor più, dei casi stessi. Ricciardi, con la sua penna scorrevole e confortevole, crea un lato umano fantastico, nel quale è bellissimo perdersi, entrando a far parte della squadra investigativa del protagonista. I personaggi sono amici e compagni nei quali ci si rispecchia, li si trova affini, magari a volte difficili da sopportare, ma forti della rettitudine, della competenza e della bontà, su loro si sa di poter contare, e che faranno quanto è possibile per risolvere il caso, dare giustizia alla vittima e trovare il vero colpevole.
    "Status symbol" è fortemente legato al libro che lo precede "Troppi film americani", che motiva un'atmosfera tesa e difficile all'interno della squadra investigativa, ma non mancano rimandi e cenni anche a "Inciso nel cervello" e al primo "Sepolcri imbiancati". Ricordi che legano tra loro la serie, lasciando unici ed indipendenti i casi sui quali di volta in volta si indaga. E' la rappresentazione letteraria della vita: colleghi che condividono esperienze e passato che li influenzano, ma vanno avanti, affrontando le sfide lavorative e, in questo caso, criminali, che la scelta di essere poliziotti porta con sé.
    In "Status symbol", impostato nell'immortale incastro classico del genere giallo, con pochi personaggi tra i quali si muovono vittima, colpevole, sospettati e testimoni, due indagini distinte terranno i lettori col fiato sospeso: continua la ricerca personale di Lorella sulle tracce del figlio, mentre l'omicidio di un giovane ragazzo coinvolge tutti in una trama di bugie, vendette, tradimenti e, come dice il titolo, status symbol. L'autore ci porta in una dimensione giovane, fatta di scuola, amicizie e amori, di pochi soldi e lavoretti per togliersi qualche sfizio, da quelli più innocenti e modici, a quelli più costosi, come il paio di scarpe centrali in questa vicenda. Riflettiamo su quanta vita abbiano davanti i ragazzi, su quanto vada sprecato in potenziale, in capricci, ma soprattutto quanto sia irrimediabile la perdita data da una morte improvvisa. Se poi è anche violenta fa ancora maggior rabbia e tristezza. Nuovi personaggi entrano in gioco, costruiti con caratterizzazioni uniche, che possiedono fascino e carisma, soprattutto per quanto riguarda la ragazza che conosciamo già nelle prime pagine Vita/Svita, una figura che mi piacerebbe ritrovare. Anche nel gruppo comandato da Spinelli ci sono elementi freschi, da chi sostituisce chi al lavoro al momento non riesce ad andare, a chi già c'era ma restava ai margini, finché non viene invitato nel circolo più stretto.
    Il caso regala dinamismo al romanzo: interrogatori, indagini, vicoli ciechi ed indizi che hanno più di una interpretazione. E' un labirinto quello messo in atto dall'omicida, sembra una partita a scacchi dove una mossa cela un piano diabolico, congegnato con cura, freddo e spietato. In "Status symbol" più volte ci parrà di avere la soluzione, poi la nota stonata si farà sentire e tutto verrà rimesso in gioco.
    La città di Foggia, teatro degli eventi sullo sfondo, ci farà interrogare sulla futilità del male, che giudica la vita come perdita accettabile di fronte al proprio bisogno di soddisfazione. Un caso intricato che regala una lettura intrigante, godibile, che viene spontaneo continuare e portare a termine, contenti del colpo di scena finale. Il saluto poi sarà aperto, perché se il caso è risolto, le relazioni personali sono ancora in divenire e ci sussurrano di complicazioni in arrivo e di segreti ancora da svelare, con coraggio, insieme, uniti nelle difficoltà.
    Arrivederci commissario, spero che Alfredo Ricciardi non ci faccia aspettare troppo!
    (Tatiana Vanini)

    Dello stesso autore:
    Troppi film americani
    Sepolcri imbiancati
    Inciso nel cervello



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