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Trieste, 1974
di Massimiliano Stefani

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    Casa Editrice: Infinito Edizioni - 256 pagine
    Formati disponibili: cartaceo e ebook




  • Genere: Narrativa

    Trama:
    In una Trieste affascinante e multietnica, percorsa dalle inquietudini e dalle tensioni politiche dei primi anni Settanta - mentre tutto il Paese è sconvolto dai sanguinosi attentati neofascisti - si intrecciano le storie private dei quattro protagonisti di questo romanzo storico figlio di uno scrupoloso lavoro di ricerca: l'amore tra Ruggero e Maja (un italiano e una cittadina della minoranza slovena), ostacolato dalle ideologie e dal pregiudizio etnico; il difficile percorso di crescita del giovanissimo Saša, il dramma esistenziale di Lorenzo, un ragazzo che nasconde la propria "diversità". L'arrivo in città di Pier Paolo Pasolini fa da trait d'union alle singole vicende personali, ciascuna delle quali appare fin dall'inizio sospesa tra un gioco di combinazioni casuali e il compimento di destini ineffabili. Introduzione Gianluca Paciucci.

    Recensione:
    "Trieste 1974" di Massimiliano Stefani è un romanzo avvincente e soprattutto scritto bene che, nella giusta misura, suscita emozioni per i richiami a tragici avvenimenti avvenuti in quel periodo e che ben conosciamo, a meno che non si sia stati chiusi in un bunker sin da bambini.
    Il 1974 è stato un anno centrale di tensione in Italia. Così, sullo sfondo dell'annosa e mai risolta "questione giuliana", dei sanguinosi attentati del treno Italicus e di piazza della Loggia a Brescia, si sviluppano storie attraenti, interessanti, psicologicamente belle. La narrazione è fluida, la rappresentazione di eventi complessi e anche tesi, accompagna emotivamente il lettore.
    Le storie dei quattro giovani protagonisti, gli adolescenti sloveni Maja e suo fratello Saša, Ruggero, giovane di estrema destra, Lorenzo che si trova a fare i conti con la propria omosessualità e del gruppo di personaggi secondari, che compongono l'intreccio narrativo, sono presentate con una "profonda, calviniana leggerezza" e non pesano sul lettore.
    Anche la politica fa la sua parte, vi sono neofascisti, e immaturi giovani di sinistra tra cui Mauro, per cui viene ritagliato un piccolo ruolo da attore non protagonista.
    Il confronto tra il bene ed il male, in questo romanzo, assume aspetti inusitati, il bene non necessita di opere eclatanti per palesarsi, ed il male spesso riesce a camuffarsi dietro una maschera di perbenismo, i confini non sono mai così netti, anche le sfumature hanno il loro spazio, ma non si può sfuggire al male che si è fatto ed al dolore di cui si è causa.
    Stefani assesta una bella botta a tante ipocrisie che celano profondo razzismo, tra le righe troviamo proprio il monito a ricordare il fatto che non vi sono diversi e normali, ma solo esseri umani che si fronteggiano per affermare qualcosa che è solo un disvalore.
    Il romanzo narra di fatti semplici, di persone comuni, vite che ciascuno di noi potrebbe aver vissuto e qui, in questo - apparentemente semplice - cuore pulsante vi è la forza dell'opera. L'Autore infatti non si lancia in voli pindarici, non crea fatti densi di suspense o non si abbandona a discorsi filosofici di chissà che portata. L'autore con precisione entomologica, pone la sua lente d'ingrandimento su di una piccolissima porzione di mondo, e ne svela i palpiti minuti, le passioni vissute. Ed è di questo che la Storia, quella che passa incurante dei singoli, quella dei libri, è costruita: di tanti piccoli tasselli, che posti l'uno accanto all'altro creano un grande mosaico che è come un'istantanea scattata alla società. Sono grata all'autore di questo libro, per aver raccontato una di queste tessere musive con tanta passione e tanta semplicità, perché di fatti semplici si tratta, ma riempiti di un tale amore, che è la sola cosa che rende anche il particolare più minuto una esperienza degna di essere condivisa. I ragazzi che animano le pagine di questo libro sono persone semplici, come tanti, ma nutrono grandi speranze e grandi sentimenti. Il destino, poi, come spesso accade, li porta a disperdersi per le strade del mondo, ma non riesce a spezzare il legame profondissimo tra loro; ci riuscirà, in parte la Nera Signora, ma il ricordo è impossibile da cancellare; resta solo magari il rimpianto, composto da bei ricordi, e il dolore di non essere riusciti a fare qualcosa di più.
    Molto bello il cameo dedicato alla figura Pasolini, sia nelle lettere scritte da Lorenzo sia in quella ipoteticamente scritta dal Poeta il cui congedo dalla visita a Trieste viene così descritto: "E la nebbia, che stava addensandosi nell'oscurità della sera, avvolse la sua figura sottile, facendola scomparire dopo pochi passi percorsi sul selciato umido.", magistrale immagine della solitudine di un uomo "creatura diversa", capace di emozionare con il suo pensiero e le sue opere.
    (Luisa Debenedetti)

    Citazioni da questo libro:
    Difficile la convivenza tra italiani e sloveni in quella città aspra, stupenda e tormentata, alla perenne ricerca di un'identità, attanagliata dall'ansia di appartenenza all'italico suolo e con una sindrome da "piccola fiammiferaia".

    Il mondo è diviso, è troppo diviso, pensava Maja ascoltando la canzone alla radio. Ci sono i comunisti e i fascisti, che non sempre corrispondono ai buoni e ai cattivi. Nella Storia c'erano stati sempre i buoni e i cattivi: gli indiani e i cowboys, per esempio. Quanti film avevano fatto vedere gli indiani pellerossa cattivi? Invece, dopo si era scoperto che i cattivi erano i bianchi, i cowboys, l'esercito degli Stati Uniti d'America, che aveva compiuto stragi nei villaggi dei nativi, violentato le donne e ammazzato i bambini.

    Per alcuni italiani, gli sloveni della minoranza erano come gli indiani pellerossa, dovevano vivere nelle riserve, senza diritti. L'unico che nella Storia aveva cercato di superare le divisioni era stato Gesù, e anche per questo lo avevano fatto morire sulla croce...



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