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Il caravan
di Jennifer Pashley
Traduzione a cura di: Anna Mioni

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    Casa Editrice: Carbonio Editore - 243 pagine
    Formati disponibili: cartaceo e ebook




  • Genere: Thriller

    Trama:
    Scappata di casa per sfuggire a una famiglia disagiata e a una triste vita di provincia, Rayelle Reed, 23 anni, incontra un detective in viaggio sulle tracce di una serie di ragazze scomparse. Nel frattempo un'altra giovane donna, una serial killer lesbica, sta percorrendo quelle stesse strade... Ambientato nelle desolate aree rurali del Sud degli Stati Uniti, tra caravan park, cimiteri, motel, stazioni di servizio, Il caravan è la storia di una ragazza in cerca di se stessa. Un thriller cupo e conturbante, attraversato da una luminosa vena poetica, in cui Jennifer Pashley ci parla di madri e figlie, di violenza domestica, incesti, disagio sociale, lasciando emergere la povertà e la disperazione, ma anche la bellezza spoglia e tenace di luoghi e persone. Pashley affonda nella psiche dei protagonisti ed esplora i sottili grovigli delle relazioni umane, rileggendo con sguardo audace il rapporto tra il carnefice e la sua vittima.

    Recensione:
    "Il Caravan" di Jennifer Pashley è un thriller grintoso, duro, inquietante, impossibile da ignorare e impossibile da scrollarsi di dosso.
    E' raro leggere di un serial killer femminile, soprattutto se chi scrive è una donna che fa della sensualità e della lussuria le forze trainanti del suo romanzo e, ricordando Simone de Beauvoir, è limitativo in questo caso parlare di "eterosessualità" e "omosessualità", Pashley vuole trasmettere un'idea di sessualità fluida, non ritiene di stigmatizzare le cose in una definizione o nell'altra.
    Attraverso una prosa dura, esplicita e senza veli, emerge un sentimento di trascendenza: è possibile trascendere una relazione che ti danneggia, si può amare qualcuno che ha il potenziale per ucciderti, quelle cose non si escludono a vicenda. Il lettore si trova di fronte a relazioni che sono più complicate di quelle tra abusatore e abusato, non c'è la distinzione netta tra bianco e nero, c'è complicità da entrambe le parti.
    La Pashley scrive esplicitamente di sesso, non vi è alcun accenno melodrammatico, viene rivelata una vulnerabilità del momento ed è quella corrente sotterranea di incertezza che l'Autrice cerca di catturare (e ci riesce).
    Il romanzo è strutturato seguendo i punti di vista di due cugine Rayelle e Khaki Reed.
    Il lettore segue una duplice narrazione, camminando sulle orme sia dell'una che dell'altra. Dal punto di vista di Rayelle, esploriamo i concetti di maternità, famiglia e il tentativo di crescita e comprensione di sé mentre viaggia a bordo di un caravan trainato da una Gran Torino con Couper Gale, un giornalista investigativo alla ricerca di ragazze scomparse, incontrato fortuitamente in un bar.
    Dall'altra parte della storia, invece, rimaniamo fermi nel mondo di Khaki, temendo di muovere un muscolo mentre la guardiamo sistematicamente "prendersi cura" di donne perdute nel bisogno di qualcuno che si prenda cura di loro.
    L'abilità di Pashley come scrittrice emerge nei capitoli relativi a Khaki. Scava in profondità nella contorta storia e nella mente di questa serial killer femminile, creando uno spaventoso miscuglio di orrore e stupore per le sue azioni.
    Pashley trova il modo di indagare la femminilità nel povero paesaggio dell'America meridionale postindustriale, tracciando le diverse forme che le relazioni di una ragazza possono assumere e come possono crescere e frantumarsi.
    Con una prosa dura e diretta, Pashley fornisce i dettagli strazianti dell'infanzia di Khaki, fatta di abusi sessuali e fisici, e la sua comparsa come serial killer che attira le vittime con il suo aspetto senza pretese e il pretesto di prendersi cura di loro.
    Pashley fa un lavoro superbo contrastando i capitoli ricchi di rimpianti riguardanti Rayelle con le minuzie del freddo, calcolatore mondo di Khaki.
    Il filo narrativo è teso mentre Rayelle si avvicina a Khaki, e culmina in una rivelazione che cambia il modo in cui il lettore vede le interazioni infantili delle cugine.
    Come l'assassino seriale nel suo romanzo, Pashley prende i corpi e le anime "incidentate" dei suoi personaggi, ci racconta i dettagli intimi della loro vita e il dolore che hanno attraversato e poi li ricostruisce in splendide immagini di bellezza, redenzione e riparazione. Quindi, e solo allora, siamo pronti a sperimentare le rivelazioni oscure che ha in serbo per loro. Il vero mistero è sempre, perché? Cosa c'entra Rayelle con questo? E mentre riceviamo le risposte, sentiamo le sue reazioni iniziali, la vediamo riflettere sul suo passato ma non abbiamo idea se sia stata in grado di superare la ricaduta.
    E' inoltre apprezzabile che, oltre a Couper, gli uomini siano personaggi di sfondo. Non sappiamo cosa abbia reso Doe com'era, o molto di Chuck se non che fosse un decente patrigno. Le madri di Rayelle e Khaki, nonostante siano personaggi secondari, sono complesse. Ogni ragazza "di Khaki" ha un retroscena completamente formato, mentre gli uomini sono poco più che note (seppur in qualche modo ancora riccamente resi).
    Nelle mani di un altro scrittore, Couper sarebbe stato il narratore e Rayelle e Khaki il cast di supporto, ma Pashley ha scelto di sfidare la convenzione dall'inizio alla fine. Di conseguenza, questo è un romanzo che sembra completamente diverso e non solo una variazione di un tema. Il finale poco brillante è l'unica cosa deludente di questo libro altrimenti soddisfacente pur se agghiacciante e lacerante, per chi ha il desiderio di qualcosa di unico e uno stomaco forte.
    (Luisa Debenedetti)

    Citazioni da questo libro:
    "In una piccola città non si sfugge a niente. La città sa tutto, ma mai abbastanza."

    "A volte una ragazza si disperde come il fumo che sale nell'aria. Così sottile che non si vede più. Diventa una nuvola. La puoi respirare. Io sono un rifugio per le donne."



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