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Genere: Gialli

Trama:
Sussex, 1956. E' calata la notte. Al convento di Saint Margaret tutte le luci sono spente e regna il silenzio. Protetta dal buio, Ivy si aggira furtiva per i corridoi. Spera di trovare una via di fuga dalla prigione che le ha tolto il suo unico figlio senza darle nemmeno il tempo di abbracciarlo. Per lei non c'è più possibilità di salvezza, ma forse può ancora aiutare Elvira, l'unica bambina cresciuta tra quelle mura. La piccola ha appena scoperto di avere una sorella gemella e vuole raggiungerla a tutti i costi. Ma scappare da Saint Margaret sembra impossibile. Il convento si fregia di essere una casa di accoglienza per ragazze madri che qui si rifugiano per dare alla luce bambini destinati all'adozione. In realtà, è una fortezza che nasconde oscuri segreti. Un luogo in cui centinaia di giovani donne sono private degli affetti e della libertà, vittime di atrocità di cui nessuno ha mai saputo nulla. Da allora sono passati sessant'anni e tutta la verità su Saint Margaret è ora contenuta in una lettera di Ivy. Poche righe scritte con mano tremante che Samantha, madre single e giornalista in cerca di uno scoop, rinviene per caso in un vecchio armadio della nonna. Non appena le legge, si rende conto di avere per le mani quello che aspetta da tempo: una storia che ha bisogno di essere raccontata. Sa che quel compito spetta a lei. E' come se quella lettera l'avesse trovata e le chiedesse di andare fino in fondo perché quell'indagine potrebbe rivelarle particolari sconosciuti del proprio passato. Ma Samantha deve fare in fretta. Il convento sta per essere abbattuto e la verità rischia di restare sepolta sotto le macerie.

Recensione:
Un titolo d'esordio, ispirato da penose vicende vere. Un romanzo commovente, ma, attenzione, è un gran giallo, molto moderno, che sviluppa con sensibilità un tema tra il sentimentale (l'affetto materno negato) e il criminale (i maltrattamenti e anche peggio inflitti a ragazze madri e "figli della colpa" negli ospizi gestiti da congregazioni religiose decenni fa in Irlanda).
Trecentomila copie vendute in pochi mesi nella sua Inghilterra: Emily Gunnis non poteva cominciare meglio la carriera di narratrice. Il il titolo col quale ha debuttato nel 2018 in Gran Bretagna, "The girl in the letter", raccoglieva l'appello ad essere portate alla luce lanciato da storie vere del passato. Subito apprezzato dal pubblico e ben accolto da colleghi noti della neoautrice, è nelle librerie italiane da febbraio: "La figlia del peccato", edito da Garzanti (348 pagine, 18.60 euro).
Residente col marito e due figlie a Brighton, città turistica all'estremo Sud dell'isola britannica principale, ha esperienza come sceneggiatrice televisiva e una gran voglia di raccontare quello che ha in testa e nel cuore. In questo caso è riuscita a farlo senz'altro al meglio, trasformando in una storia ben articolata e non priva di pathos e colpi di scena una serie di penosi episodi di cronaca, resi pubblici solo dopo tanti anni.
"Due bambine costrette a separarsi, un mistero rimasto sepolto per anni, una sola possibilità di salvezza". Il disclaimer in copertina apre una finestra sul "mistero", introduce le "due bambine" e si tenga a mente l'insistenza su "sepolto".
La vicenda si avvia nel 1956 e si riapre sessant'anni più tardi, quando Samantha, giornalista venticinquenne e mamma stressatissima di una bimba di quattro anni, entra in contatto casualmente con una vecchia storia. Andando in visita alla nonna, scopre una lettera risalente a sei decenni prima, in cui una donna informa l'amante d'essere incinta. Nonna Nana non sa chi l'abbia scritta. E' probabile che il marito l'abbia trovata anni prima in un vecchio mobile d'antiquariato, appartenuto chissà a chi e finito nel suo negozio.
Sul filo di quanto legge, guidata dal suo istinto professionale e dalla voglia di approfondire una vicenda apparentemente privata ma dai preoccupanti contenuti d'interesse pubblico, si collega emotivamente ad Ivy, una ragazza madre reclusa di fatto dal 1956 in un convento nel Sussex, il Saint Margaret, nel quale le suore si comportano da kapò nei confronti delle ospiti.
Il bambino partorito dalla ragazza l'è stato sottratto. E' decisa ad "evadere", ma prima di cercare la fuga è intenzionata ad aiutare una bimba, Elvira, l'unica cresciuta nella casa d'accoglienza, a trovare la gemella che la bambina ha scoperto di avere solo da poco.
In una nota in appendice, Emily Gunnis avverte che il Saint Margaret è un'istituzione del tutto immaginaria, ma fonde in realtà più centri e vicende di cui è venuta a conoscenza. Si tratta di ricoveri per ragazze madri, affidati in Irlanda a congregazioni religiose e nei quali tanto le ospiti che i neonati hanno subito maltrattamenti ed abusi psicologici. Episodi analoghi avvennero anche nel Regno Unito.
Una testimonianza, citata dall'autrice, riporta ad un convento dell'Essex gestito come un ospizio vittoriano, nel quale le donne erano costrette a cedere i propri piccoli. Nati da relazioni clandestine non meritavano rispetto, tanto loro che le mamme, secondo la rigida morale dell'epoca. E su questo pregiudizio, veniva alimentato un remunerativo commercio clandestino di adozioni.
Verso la fine del Novecento, un caso di cronaca attrasse l'attenzione sugli sconvolgenti maltrattamenti fisici e psicologici subiti da centinaia di ragazze madri irlandesi nelle Case Magdalene, istituti che ospitavano le "ragazze indecenti".
Solo negli ultimi anni la stampa ha fatto luce sullo scandalo delle "Magdalene laundries", le "lavanderie", in cui fin dall'età vittoriana venivano rinchiuse giovani donne "peccaminose" e il frutto del loro peccato, i bambini nati fuori dal matrimonio. Decenni di privazioni di qualsiasi diritto, per i quali nel 2013 il primo ministro irlandese chiese ufficialmente perdono. Anche un arcivescovo si è scusato per la mancanza di amore dimostrata nei confronti di quelle mamme e di quei bambini.
Nel 1968, esistevano nel Regno Unito 162 case per ragazze madri, molte costrette anche dalle famiglie a cedere i bimbi contro la loro volontà. Quell'anno, il numero dei decreti di adozione superò quota 16mila.
Nella bibliografia in calce alla nota, Emily cita un articolo del Daily Mail del 2015, in cui si parla di sperimentazioni abusive di farmaci su quei piccoli. Se non ci sono prove che siano stati effettivamente condotte in Inghilterra, lo furono di certo in Irlanda, ma come nel caso dei ricoveri la scrittrice sospetta che nessuno sia stato chiamato a rendere conto degli esperimenti.
E' un crimine di cui nessuno ha risposto ad avere ispirato il romanzo.
(Effelle)



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