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Anche le parole sono nomadi. I vinti e futuri vincitori cantati da Fabrizio De André
di Fondazione Fabrizio De André Onlus

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    Casa Editrice: Chiarelettere - 180 pagine
    Disponibile in formato cartaceo e ebook




  • Genere: Musica

    Trama:
    Fabrizio De André si è espresso artisticamente attraverso i brani che ha inciso nei suoi album e cantato durante i suoi concerti. Questo libro nasce dal desiderio di leggere, insieme e di nuovo, quei testi, scritti da Fabrizio De André o insieme ai suoi preziosi collaboratori, per riflettere sui contenuti che ha posto alla sua e nostra attenzione: gli ultimi, gli emarginati, il potere, la libertà, l'anarchia, la guerra, solo per citarne alcuni. In queste pagine sono raccolti più di quaranta brani che si sviluppano seguendo un nuovo percorso, curato dalla Fondazione Fabrizio De André Onlus, in cui le storie, i volti e i sentimenti cantati da Fabrizio De André non ci parlano solo di vite negate e di vite subite, ma anche di riscatto. Ad accompagnare i testi delle canzoni, le introduzioni e le riflessioni con cui De André presentava i brani in scaletta durante i concerti, alcune delle quali inedite o mai proposte in volume. Un libro non solo per gli appassionati del cantautore genovese ma anche per chi, come i più giovani, desidera scoprirlo. Da leggere nel proprio privato o in gruppo, per ascoltarne insieme le parole, come accade dagli anni Sessanta con i suoi dischi. Con una testimonianza di Dori Ghezzi.

    Recensione:
    "Anche le parole sono nomadi", a cura della Fondazione Fabrizio De André Onlus, è a tutti gli effetti, il libro di Faber. Lo si legge ed è come se fosse lui a parlare e cantare con la sua voce così maschile, confidenziale e pregnante di significato, perfettamente avvolgente di suoni e parole, forte ed accorata che poteva sciogliersi in note dolcissime. Lo si avverte vicino, scontroso, consumato dal fumo e dal whisky, ma tuttavia uno di cui ci si può ancora fidare. In una folla soggetta all'imbroglio, anche la presenza di uno solo che non si lasci imbrogliare può fornire già un vantaggio, un appoggio.
    Questo libro è per chi si è innamorato dei suoi eroi malvisti, derelitti, risplendenti di solitudine ma anche per chi lo conosce solo attraverso le canzoni più note, quelle più orecchiabili canticchiate spesso senza pensarci su. Qui c'è tutta la forza delle sue parole, che rendevano reale la vaga idea che il mondo fosse ingiusto e ottuso, una ferita nell'animo. Quelle stesse parole che sono la conferma dell'intuizione che l'arte e la poesia sono la più radicale delle rivolte. Il linguaggio come arma, quasi sulle tracce di Pasolini.
    C'è De Andrè che racconta se stesso: l'uomo, la sua vita, le sue fragilità attraverso la "sua" musica. De Andrè che parte sempre da un episodio di vita per raccontare "le umane cose" ed il loro evolversi secondo schemi prestabiliti e sempre uguali. A meno di un atto di coraggio che implica il voler essere se stessi, liberi da qualsiasi etichettatura sociale. Un atto che, spesso, si paga caro.
    Al centro dell'attenzione c'è quasi sempre chi è ai margini della società: emarginati, ribelli e prostitute.
    Non si può prescindere dalla forza dei suoi testi e dalla curiosità che trasmettono, portando l'ascoltatore, quasi senza accorgersene, a leggere L'antologia di Spoon River, i Vangeli Apocrifi o ad ascoltare Georges Brassens, Leonard Cohen e Bob Dylan.
    L'uomo-vittima di De Andrè combatte sempre quello che non conosce, perché gli ricorda la parte più oscura di sé. L'uomo-eroe è quello che sceglie di scegliere. Ovviamente, la strada più difficile.
    De André si mostra con il magnetismo e il naturale distacco di un principe, sempre pronto a raccogliere e ad appassionarsi alle storie dei diversi, degli ultimi, dei diseredati, e a farne parabola, canzone, preghiera; ci spiega la ricerca della libertà e il racconto di un viaggio fatto "in direzione ostinata e contraria", per usare i versi di una sua canzone, che lo hanno reso testimone e cantore dell'uomo e della sua divina imperfezione, promuovendone valori come la tolleranza, il perdono, la comprensione, il rispetto, l'amore.
    E, nei suoi interventi sia riportati sia autografi, dimostra che la sua poetica scaturisce da un'indignazione morale, una solidarietà anche piuttosto personale, con gli ultimi, con le minoranze. E questo vale tanto per interi popoli perseguitati - dai Rom ai pellerossa d'America, dai palestinesi ai sardi - quanto per le singole persone ferite ed emarginate. Non stupisce, quindi, trovare nelle sue canzoni una schiera di morti impiccati, pensionati, ladri crocifissi o da crocifiggere, vecchi alcolizzati, gesucristi e sangiuseppi, soldati morti ammazzati; ma anche mariemaddalene, marinelle e santissime marie: un'umanità dolente che De Andrè affida alla misericordia degli uomini e di Dio. Egli si concepisce come un narratore di storie mosso da un presupposto etico e di solidarietà umana, la sua forte sensibilità lo porta a sentire l'altro e il diverso non come minaccia ma come ricchezza, come parte imprescindibile di se stesso; proprio questo riconoscersi nell'altro dà origine ad una forte capacità fantastica e fabulatoria.
    Non era un poeta. Non era un cantautore. Era entrambe le cose, che in lui diventavano due inscindibili facce della stessa medaglia. Era, per riagganciarsi al titolo, un nomade che ha saputo, nei suoi viaggi nella sua coscienza e nelle sue idee, riscoprire il rapporto tra musica e poesia, scandagliando la nostra musica popolare e reinterpretando la musica internazionale, francese e statunitense in particolare, e da ogni cosa che ha scoperto, che ha imparato, ha saputo trarre una canzone, qualcosa da dividere con gli altri. Faber non è mai stato di moda. Infatti la moda, effimera per definizione, passa. Le canzoni di De André restano a brillare al sole di oggi come quando sono nate, perché Fabrizio De André ha scritto canzoni uniche e meravigliose, che accompagnano la nostra vita e riescono a farcene vivere qualcun'altra.
    Leggete questo libro, cantate con Faber, e se non conoscete le canzoni cercatele ed ascoltatele, sono il testamento indesiderato di un artista, il più grande cantautore italiano di tutti i tempi.
    (Luisa Debenedetti)



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