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Carabattole
di Epifanio Ajello

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    Casa Editrice: Marsilio - 240 pagine
    Disponibile in formato cartaceo




  • Genere: Saggi

    Trama:
    Questo libro è un bazar di cose, di carabattole, di piccoli reperti e figure deposte in alcuni testi della letteratura italiana. Come gli spilli delle sarte giapponesi che hanno in cima un campanellino così che non si possono dimenticare nell'abito terminato (Barthes), egualmente alcuni oggetti "scampanellano" (con discrezione) durante la lettura di romanzi e poesie per farsi notare, e così accade che non si scordano più, mentre li vediamo dosare l'atmosfera di un racconto, vigilare sull'incrocio di una storia, e addirittura talvolta travestirsi da emozionanti personaggi. L'affaccendare compilativo di alcuni oggetti può avere un riflesso conoscitivo sulle opere che li contengono? E' l'intento del libro che, con cautela in felice confusione, raccoglie, in debita cronologia, testi, da Boccaccio ad Agamben, che hanno avuto da fare nel tempo con il racconto delle cose.

    Recensione:
    "Carabattole - Il racconto delle cose nella letteratura italiana" di Epifanio Ajello è un saggio che, con la chiarezza stilistica e la fiducia argomentativa datagli dalla professione di docente in Letteratura italiana contemporanea, offre al lettore un nuovo modo di pensare ai testi letterari.
    La lettura è complessa ma stimolante, l'Autore raggiunge un brillante equilibrio di prossimità e distanza analitica dagli oggetti del suo esame, intrecciando la conoscenza teorica ad ampio raggio con il gioco della scoperta della celata funzione delle cose che popolano i testi letterari.
    C'è un passaggio a pag. 22, riferito a "La Locandiera" di Goldoni, che esprime chiaramente la teoria dell'autore "se la prendessimo figurativamente per il dorso, a scuoterla qui sul tavolo ne cadrebbero alla rinfusa un'infinità di oggetti(...)" ma la specificità del saggio sta nell'invertire il punto di vista per interrogarsi su come l'oggetto venga investito di proiezioni emotive e memoriali personali, e infine delegati a contenere o a trasportare significati che hanno valore solo per il sé o a partire dal sé. La prospettiva adottata sembrerebbe "clinica" in quanto l'oggetto (anche l'odore diventa tale) e una specie di antenna sensibile in fase di ricezione e attiva in fase di trasmissione. Sebbene l'oggetto sia muto, se vi concentriamo la nostra attenzione, è in grado di raccontare molto del soggetto che lo possiede o di chi interagisce con essi.
    Il saggio segue un ordine cronologico e ci dimostra che spesso i veri personaggi sono gli oggetti, in grado di fare ruotare intorno a sé l'azione, il desiderio e le attenzioni degli uomini. Gli oggetti, se sapientemente utilizzati, sono in grado di essere attori a pieno titolo della narrazione; ne "La Giara" di Pirandello, ad esempio, l'oggetto riesce a stare sempre al centro della scena, soprattutto quando Zi' Dima vi si caccia dentro e, analogamente, è quello che succede alla bara/botte de "Il giuoco dell'oca" di Sanguineti.
    Ajello dimostra, inoltre, che l'oggetto in letteratura, come nelle arti figurative, è spesso qualcosa che va al di là del suo mero uso estrinseco, così come altrettanto spesso è semplicemente un espediente che serve a spiegare qualcos'altro.
    L'Autore non esita ad esaminare parallelamente opere letterarie in cui gli oggetti sono simboli di stati d'animo, sentimenti, sublimazione della creatività. L'oggetto nella letteratura, come nel teatro o nella fotografia, diventa un simbolo nel momento in cui dietro al suo essere estrinseco si nasconde un valore intrinseco a volte celato, di qualcosa che comunque è comprensibile oppure rappresenta qualcosa che non si può o non si vuole spiegare o, al contrario, si vuole palesare; altre volte è il simbolo più ampio, quasi un'allegoria costante della società, degli uomini - coi loro difetti e i loro pregi.
    E' emozionante il capitolo "Un atelier. Luigi Ghirri e Giorgio Morandi" in cui ci viene data una chiave di lettura per cui gli oggetti appartenuti al grande pittore ci fanno entrare nel suo mondo e ce lo raccontano.
    Il saggio si chiude con "Camere. Giorgio Agamben" in cui sono gli oggetti ad essere a pieno titolo il soggetto della narrazione: l'Autoritratto del filosofo è tracciato dagli oggetti presenti su uno scaffale, lì riuniti dopo essere stati ritratti nelle diverse camere: oggetti che vivono una loro vita separata ma che generano la concretezza in cui l'autore si identifica.
    "Carabattole" in antitesi con la leggerezza del titolo, è una lettura impegnativa e molto interessante, non un libro di evasione ma spunto per orientare il nostro modo di leggere anche alla scoperta del mondo parallelo e complementare alla vicenda.
    E, visto quanta narrazione è nascosta in un ventaglio, in una giara o in un orologio, non chiamiamoli più "cose".
    (Luisa Debenedetti)



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