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Certi segreti
di Kim Van Kooten

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    Casa Editrice: DeA Planeta Libri - 255 pagine
    Disponibile in formato cartaceo e ebook




  • Genere: Storie vere

    Trama:
    Certi segreti sono troppo grandi per restare nascosti per sempre. Certi segreti chiedono solo di venire alla luce. E' il giorno del quinto compleanno di Puck quando una berlina nera passa a raccogliere lei e la mamma dal marciapiede di un degradato quartiere di Rotterdam. Pochi chilometri, e la sua vita di bambina senza un padre, senza bici e senza un soldo cambia per sempre. Nella imponente villa di Zwijndrecht, con le governanti, il giardino e gli enormi vasi cinesi, la vita scorre opulenta e quasi normale. Se non fosse per l'ostinazione con cui il proprietario, il ricco e impegnatissimo Signor Zio, insiste per lavare personalmente i capelli di Puck tre volte alla settimana. Comincia così, come un disegno infantile un po' sghembo, pieno di ingenuità e di colori strani, il racconto della piccola Puck. Per assumere, un po' alla volta, le sfumature sempre più fosche e inquietanti della violenza e dell'innocenza tradita. Kim Van Kooten prende una storia vera e drammatica - quella dell'amica Pauline Barendregt e del suo "aspirante papà" - e la trasforma in un inno alla vita. Capace di dare voce a chi non ne ha e di dare forma a ciò che mai vorremmo vedere.

    Recensione:
    "Certi segreti" di Kim Van Kooten è un libro difficile da giudicare. Apparentemente si basa su una storia così incredibilmente personale che è difficile criticare senza apparire insensibile. Il libro è stato scritto per raccontare la storia di Pauline Barendregt.
    Protagonista è la piccola Puck che seguiamo dal suo quinto compleanno, nel 1975 e fino a metà degli anni '80. Il giorno del suo compleanno, infatti, si trasferisce, con la madre semi-analfabeta, da un quartiere svantaggiato di Rotterdam a Zwijndrecht. Ludovicus, il ricco amico di sua madre, vive lì. Molto presto questo nuovo patrigno risulta essere un pedofilo che non riesce a tenere le mani lontane dalla bambina. La madre è incredibilmente sciocca e sembra distogliere lo sguardo, così che Puck è in balia del suo patrigno. L'abuso continua finché Puck non diventata anoressica, ha un incidente e rivela il suo segreto, a questo punto "interviene" la famiglia materna, e madre e figlia lasciano quella casa bella ma maledetta.
    Il finale è aperto e mantiene la tensione, l'ho letto più volte per capire: a mio avviso offre l'opportunità per un follow-up.
    L'autrice è riuscita a raccontare una sconvolgente storia sulla pedofilia con un linguaggio semplice e suggestivo.
    Il libro è al tempo stesso commovente e divertente. Attraverso l'approccio "accessibile" e la deliberata non esplicita denominazione degli atti pedofili, la storia arriva all'anima, stimola fortemente i sentimenti del lettore che si sente addolorato per Puck e vuole sapere come finisce la storia sua e di quel viscido seduto sopra di lei (per il quale ci si trova a provare istinti omicidi).
    E' un bene che il libro sia scritto con umorismo, l'autrice ha affrontato un argomento così pesante rendendo giustizia alla verità evitando la veemenza del soggetto, ha colorato la vera storia e l'ha espressa in una luce insidiosa. La compassione e l'umorismo che derivano dallo stile della Van Kooten permettono, inoltre, di renderci conto della lealtà dei bambini e della loro incredibile capacità di recupero.
    Alcune cose, secondo me, avrebbero meritato più attenzione. I personaggi, in particolare la famiglia antisociale della madre di Puck, sono ad esempio così monodimensionali da sembrare caricature. Questo a volte è divertente, come divertenti sono i dialoghi della madre di Puck, che non si capisce se sia egoista, pazza o tutte e due le cose. Certo è che si comporta da diva viziata e, come tale, interpreterà il ruolo della vittima quando il tutto verrà alla luce. Inoltre, il modo in cui viene tratteggiato il quadro dei tempi degli anni '70 e '80 è piuttosto fumoso, il libro è scritto da una prospettiva del XXI secolo e questo è evidente quando Puck, di sette anni, e il suo insegnante di scuola elementare parlano di "gente bianca". Non ci si aspetta una tale correttezza politica nel 1977.
    Nel complesso è un libro amorevole, divertente, ma rispettoso della vittima, che si legge con un sorriso e una lacrima, che si ama anche se tratta di un argomento violento, che suscita sentimenti come rabbia, tristezza e un enorme senso di protezione.
    E' stata abile l'autrice nel riuscirci, quindi chapeau!
    Consigliato!
    (Luisa Debenedetti)



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