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Ci libereremo dalle religioni?
di Ettore Falconieri

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    Casa Editrice: Bibliotheca Albatros - 72 pagine
    Disponibile in formato cartaceo




  • Genere: Saggi

    Trama:
    Il primo pensiero religioso dell'uomo primitivo è un atto razionale: poiché non capisco tante cose, i fenomeni naturali, i misteri della vita e della morte e tanto altro, deve esserci qualcuno più bravo di me che li conosce, li capisce li ha creati. E vengono di conseguenza immaginati entità o esseri superiori, che assumono varie forme, materiali o spirituali, come la montagna incantata, come l'animale con certe doti, sino ad arrivare, via, via a un dio immateriale e supremo.
    Ma per conoscere meglio la divinità, per sapere cosa vuole vi è bisogno di mediatori tra essa e l'uomo: nascono stregoni, sciamani e sacerdoti. E, con lo sviluppo di società umane più organizzate e complesse, il fattore religioso diventa un tessuto connettivo indispensabile all'organizzazione ed al funzionamento delle comunità, perché tutto permea in un contesto di dettami che si occupano di ogni cosa, dai valori assoluti della divinità a quelli spirituali dell'uomo, dalle regole di vita pratica a quelle igieniche e alimentari.
    Il tutto rivestito di riti e liturgie.
    Poi, la filosofia partorisce gradualmente le scienze che producono certezze rifiutate dalle religioni perché smentiscono il loro impianto escatologico e dottrinario. Anche perché con il passare del tempo, con il sedimentarsi sulle generazioni, con il permearsi nelle culture, nelle legislazioni, con il condizionamento che ogni individuo subisce, valori e libri religiosi, strutture terrene e uomini di chiesa, gerarchie sacerdotali, dottrine e riti assurgono alla dimensione del sacro che viene considerata intoccabile perché attinente alla divinità che non può essere messa in discussione o cambiata pena l'ira del dio, la condanna dei sacerdoti e l'ostracismo del gruppo. Si crea, di conseguenza, un contrasto tra i valori e le leggi della società civile progredita e quelli della religione e tra il rispetto formale dei dettami religiosi e i comportamenti di fatto. La religione diventa così un ostacolo al progresso della società.
    Progresso in che senso? Nel senso dei valori che hanno portato alle società democratiche, società che, a storia d'uomo conosciuta, hanno dato alle comunità umane, tra l'altro, meno infelicità e più giustizia. Valori derivati dalle predicazioni di Gesù sintetizzabili in: rispetto, tolleranza e compassione. Valori che hanno sopravvissuto, per secoli e secoli, ai travagli e alle brutture della storia per trovare poi compimento nelle democrazie. Valori che poco hanno a che fare con l'impianto dottrinario, rituale e liturgico creato, molti secoli dopo Cristo, dalla chiesa di Roma che si è opposta a lungo alle democrazie che le toglievano potere e che non è una organizzazione democratica.
    In una società democratica non c'è bisogno di religione e la spiritualità dell'uomo può esprimersi nel volere società migliori, meno infelicità, più giustizia, più compassione ed aiuto a chi ha bisogno. Mentre votazioni e assemblee potrebbero essere i nuovi riti, le nuove liturgie e le costituzioni le nuove dottrine. E cesserebbe il condizionamento religioso cui ogni individuo è soggetto sin dalla nascita.
    Utopia?
    "Una carta del mondo che non contiene il Paese dell'Utopia non è degna nemmeno di uno sguardo, perché non contempla il solo paese al quale l'Umanità approda di continuo. E quando vi getta l'ancora, la vedetta scorge un paese migliore e l'umanità di nuovo fa vela" (Oscar Wilde).

    Recensione:
    "Ci libereremo dalle religioni?" è un breve saggio di Ettore Falconieri che si legge tutto d'un fiato. Che dire? E' acuto, profondo e logico, ben scritto, splendidamente motivato, accattivante nelle argomentazioni, fa appello alla nostra ragione; interessante dalla prima all'ultima riga, cattura, prende, facendo fluire una moltitudine di informazioni, pensieri e riflessioni, che non possono che giovare all'intelletto del lettore mettendo in evidenza in maniera chiara e concisa i limiti del pensiero religioso (cosa che per coloro poveri di spirito critico è di per sé manifestazione di arroganza).
    In un mondo in cui le religioni hanno il monopolio assoluto sulle menti, è utile uno scritto che possa mettere in dubbio questo enorme fenomeno socio-antropologico che ha portato, nel tempo, guerre teocratiche, eccidi e violenze di ogni tipo.
    Usando uno stile essenziale, a volte venato di humour stile british, Falconieri mette letteralmente a nudo tutto ciò che ruota attorno alle nostre credenze: dalla violenza intrinseca all'interno delle cosiddette "sacre scritture" di tutte le religioni (ben visibili se fossero lette come si deve) al loro messaggio per nulla pacifico e fraterno, fino alle più banali situazioni individuali e collettive, che inducono l'essere umano ad alienare, verso la metafisica, qualsiasi sensazione e sentimento del mondo, invece di avvalersi della capacità critica e del pensiero razionale. Viene messo a fuoco anche un fatto fondamentale: l'estrema importanza dell'educazione dei giovani nei primi 10/12 anni di vita, tante generazioni di individui nel mondo vengono malamente cresciute attraverso un pessimo indottrinamento in nome della tradizione, della consuetudine familiare e delle convenzioni sociali più conservatrici religiosamente intese. In un mondo che cambia sempre più velocemente appare evidente come ogni forma di superstizione e mistica credenza, che viene ancora utilizzata da certe culture compresa la nostra, non fa altro che ostacolare un lungo processo di universale libertà, laicità, progresso scientifico e modernità civile e democratica.
    L'Autore fa un'analisi sulle conseguenze che le religioni apportano alla nostra cultura; non a caso, tutto quello che è nel nostro bagaglio culturale deriva da atavici modelli che si sono trasformati nel tempo in archetipi, a volte inestirpabili. Attraverso questo saggio il lettore ha l'occasione di riflettere sul passato, ripercorrendo un'evoluzione culturale basata anche su leggende, mitologie e storie assurde, che l'uomo, senza l'aiuto della scienza, ha costruito per soddisfare il bisogno di "credere", per ovviare alle paure della propria esistenza. Le religioni hanno la capacità di neutralizzare l'evoluzione del pensiero scientifico, perché basate su dogmi, precludendo così ogni possibilità razionale della mente umana, una sorta di atrofizzazione della nostra libertà di scelta. Il Cristianesimo ha snaturato e smentito, nella sua evoluzione e nell'esercizio del potere temporale di una casta, gli insegnamenti che ne sono la base: i principi di rispetto, tolleranza e compassione, stigmatizzati da Gesù che sono poi la base della democrazia.
    Un testo non solo edificante, dal punto di vista etico, ma soprattutto utile per sconfiggere un fenomeno che, dall'alba della civiltà, ha strumentalizzato miliardi di persone verso credenze assurde che sono degenerate in integralismi e fondamentalismi religiosi i cui risultati sono mostruose manifestazioni assolutiste che hanno distrutto il senso della vita.
    E' un saggio chiaro, rigoroso, corretto, che non giudica, che mostra cose che già sappiamo, altre che sospettiamo, altre che non avevamo pensato ma sono evidenti sulla religione e religiosità in genere. Nulla di arrogante e molta apertura mentale, nessuna provocazione ma solo semplici questioni e critiche oneste e intelligenti. Una valida lettura per tutti: credenti e non credenti.
    L'aforisma di Oscar Wilde che funge da chiosa è una perfetta sintesi del tutto; io mi affido alle parole di John Lennon:
    "Imagine there's no heaven//It's easy if you try//No hell below us//Above us only sky//Imagine there's no countries//It isn't hard to do//Nothing to kill or die for//And no religion too//Imagine all the people//Living life in peace..."
    (Luisa Debenedetti)



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