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Il bosco richiuso
di Settimio Di Frischia

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    Casa Editrice: Europa Edizioni - 207 pagine
    Disponibile in formato cartaceo




  • Genere: Poesia

    Trama:
    "...Il bosco è segreto. Heimlich, segreto, è una di quelle parole della lingua tedesca che racchiudono in sé anche il proprio contrario. Segreto è l'intimo, ben protetto focolare, baluardo di sicurezza. Ma nello stesso tempo è anche ciò che è clandestino, assai prossimo in quest'accezione all'Unheimliche, l'inquietante, il perturbante. Quando ci imbattiamo in radici simili a questa, possiamo essere certi che vi risuona un'eco della grande antitesi e dell'equazione ancora più grande di vita e morte, alla cui soluzione si dedicano i misteri..."
    Jünger

    Recensione:
    "Il Bosco Richiuso" è una silloge di Settimio Di Frischia, in cui il "bosco" è tutt'altro che un idillio. Il lettore deve prepararsi a un'escursione discutibile, che porterà non solo a percorsi preparati ma anche oltre i limiti della contemplazione.
    Una volte entrati nel bosco, si affonda in una dimensione immensa e statica, origine prima del divenire e delle forme, è un territorio indistinto dove trovare la sorgente dell'identità: il bosco è dappertutto, nelle zone disabitate come nelle città, nel deserto come nella foresta, ovunque ci si trovi.
    L'impressione che ho avuto, durante la lettura è che l'autore non ci tenga ad essere compreso da tutti, non sia interessato a scendere a compromessi. Ha seguito solo se stesso, la sua poesia, le cose in cui crede. La sua poesia è piuttosto di difficile comprensione, poco avvicinabile da parte del lettore comune, è una poesia "pura", "assoluta", fuori dalle regole non solo in senso formale, ma anche nei contenuti, nei temi, è una poesia che non si limita a "parlare" di qualcosa: "dice" cose, semplicemente, con la lapidarietà e la purezza con cui si dicono le cose più difficili, le cose più importanti dell'esistenza di ognuno.
    "...
    Cosa unisce i segni?
    Chi disegna i luoghi?
    Rinascere un bel giorno e capire che si muore.
    ..." (La curvatura del sogno – pag. 64)
    Queste poesie riflettono sulla cupezza della nostra esistenza terrena, cercano di riconciliare le contraddizioni della vita e di definire la "spaccatura" che si trova tra la luce e il buio, la vita e la morte, il mondo oscuro in cui viviamo, suggeriscono di adattarsi all'oscurità, non di crearla.
    "In questa mia notte che inizia
    col blu che va via assieme al Sole, fra lo spazio degli alberi accesi, più in là dentro il Bosco Rinchiuso, due fiori dai gemiti muti spalancano gli occhi accecati"
    (Notte rossa – pag.116)
    Non ho trovato traccia di romanticismo ma nemmeno, necessariamente, una visione negativa della vita. Piuttosto, l'Autore si dedica al mondo della realtà concreta, convinto che il mondo può essere una distrazione di quella realtà interiore che la luce solare abbagliante del mondo esterno disturba. Allo stesso tempo, attraverso l'utilizzo di figure retoriche quali "ossimoro" e "sinestesia" ci dice che il nostro è un mondo sensuale in cui le domande centrali sono quelle della coscienza che emerge dalla propria esperienza e si concentrano spesso sulla misteriosa generazione di questa dipendenza dai fenomeni sensoriali.
    "Nel viale di perle dipinte, tra odori di pesca e di Sole, sedevi e guardavi la strada. Divisa da lune future, violenta con chi ti fa nera, chiedevi che l'ora venuta sapesse d'arancio e di miele. Pulita dai venti di ottobre, immobile sui minareti, giacinto sui cigli più puri, fiorivi sui nostri deliri" (Nata ieri - pag 151)
    Possiamo anche trovare un'affinità con la sua attenzione nei confronti di ciò che chiamiamo coscienza nelle sue molte dimensioni problematiche, in cui il familiare sarà eternamente uno sconosciuto.
    "...
    Mano nella mano, sotto un cielo di fuoco,
    il bambino guarda in alto e ride con l'amico,
    figurando un gioco strano che potrebbe emozionarlo.
    ..." (L'amico e il Bambino – pag. 194)
    Dalle metafore sul corpo umano "… pronto a diventare uno specchio che riflette, senz'altro risultato che uno spirito in frantumi…" (La metafisica del boia – pag 37), ai miti di un tempo passato che vorremmo dimenticare ma non possiamo farlo, alla fine del volume in cui riassume il concetto del Bosco Richiuso, Di Frischia si muove attraverso un territorio oscuro.
    Il libro, anche se spesso cupo, è accattivante e misterioso, le poesie presentano oggetti quotidiani, allusioni a personaggi "archetipo" ed elementi del mondo naturale. La lettura di queste poesie è una miscela di termini astratti come il tempo, lo spirito, la Terra, l'esistenza, il nulla, l'umanità, l'eternità e l'Essere.
    Lettura consigliata a chi riesce a evadere dalle proprie prigioni mentali, andando incontro all'autore superando la soglia del suo mondo per sprofondare nelle sue ferite, nel suo variare di ombre e perdersi nella sua aria.
    (Luisa Debenedetti)



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