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In principio era la femmina
di Mario Papadia

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    Casa Editrice: Armando Editore - 128 pagine
    Disponibile in formato cartaceo




  • Genere: Fantasy

    Presentazione:
    Un alternarsi di versi e prosa, intervallati da delicatissime immagini, racconta fuori dai pudori e svela una fantastica parto-Genesi dove "nulla poteva impedire alla Madre di essere madre".
    Con lei entra in competizione il suo primogenito, maldestro Fabbricatore della specie umana, a sua volta spiazzato dalle intraprendenze della sua stessa opera.
    In questa visione cosmica, che libera il canto del Caos rendendola unica rispetto alle interpretazioni precedenti del tema, ritroviamo Eve, Adam e Lilith ma incontriamo anche Margherita, Enuma-Elis e molti altri.
    Ottimo e sapiente lo stile narrativo, gli stessi componimenti in prosa appaiono quasi come poesie.
    Il finale sarà necessariamente imprevedibile.

    Estratto dal libro:
    FABBRICATORE
    Al mattino si svegliarono, stesi uno a fianco dell'altra. Fabbricatore si dispose ad osservare come se la sarebbero cavata. Fu un inizio fortunato perché da quella posizione fu meno impellente il dilemma tra desiderio e comando. Pasticciarono un po', ma il sesso finalmente fu soddisfatto in tutte le possibilità di desiderio e di comando che in essi poterono farsi largo. La questione del chi comanda davvero si sarebbe riaffacciata di certo in qualche giorno seguente, considerava tra sé Fabbricatore. "Per adesso vi chiamerete Adam ed Eve", si disse. E fu sera, poi subito notte.

    EVE NEL GIARDINO
    Qualche mattino seguente Eve si alzò con l'impressione di essere percorsa nelle viscere da una smania inquieta. La giornata le si preannunciava insofferente e pervasa da una gravida calura. Bighellonava e guardava qua e là, senza particolare attenzione. Strappò un'infiorescenza con tutto lo stelo. L'avvicinò alle narici, ne aspirò il profumo mielato, sentì desiderio di qualcosa di intenso, di un respiro nuovo.
    Si inoltrò nel prato fiorito al centro del giardino, cinto da arboscelli dalle foglie piccole e d'un verde tenero, al cui centro si collocava l'albero dei frutti di loto. Era una pianta non maestosa né frondosa, ma di una fecondità perpetua in cui fiori e frutti si susseguivano e maturavano di continuo, e perciò diffondeva attorno a sé un aroma languido ed eccitante.
    Vide il serpente e, per quanto la vista non fosse nuova, si avvicinò neghittosa, per puro impulso di superficiale curiosità. Si soffermò ad osservarlo. Le piacquero le chiazze verdi e gialle di varie forme geometriche della sua pelle. Con i polpastrelli percorse piccoli tratti dell'itinerario sinuoso delle sue spire, e le venne da sorridere.
    A Fabbricatore, avere assunto la forma del serpente e lasciarsi accarezzare con attiva condiscendenza, diede un ineffabile brivido, che gli percorse tutto il tegumento variegato, penetrò nel corpo oblungo e gli impresse una infinitesimale oscillazione. L'epidermide di lei percepì la vibrazione, la trasmise ai suoi nervi, desiderò di sentirsi risucchiata verso un piano inclinato. Una inesplicata spinta interna rizzò il capo serpentino e gli si diffuse negli occhi alla stregua di dorate radiazioni concentriche; attrasse a sé lo sguardo di Eve, che ristette incantata.



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