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Genere: Biografia

Trama:
Se crescere vuol dire imparare a scegliere, la giovanissima Mala Zimetbaum si trova ad affrontare ben presto la scelta più drammatica: chi tra le compagne di prigionia ad Auschwitz-Birkenau poter aiutare e chi no, lasciando così aperto per alcune uno spiraglio di speranza. Con il passare dei mesi, la sua propensione a sfruttare la posizione di interprete nel campo, che le consente di fornire aiuto, cibo e assistenza alle altre detenute, si trasforma in una vera e propria azione di resistenza. Per questo la sua figura, sin dall'immediato dopoguerra, ha ispirato ricostruzioni e pellicole cinematografiche. Frediano Sessi tenta di mettere ordine in una vicenda in cui vita vissuta ed eco della leggenda si confondono. Dall'arrivo di Mala ad Anversa insieme alla famiglia di origini polacche, all'arresto e alla prigionia, prima nei luoghi di reclusione del Belgio occupato, poi ad Auschwitz-Birkenau, fino alla fuga dal Lager insieme al giovane polacco Edek Galinski e al tragico epilogo. Sullo sfondo, uno spaccato inedito della deportazione e della vita quotidiana delle donne nel Lager. Come già fu per le prigioniere a Birkenau, Mala diventa anche per noi simbolo della resistenza al Male di cui Auschwitz fu il punto estremo. Ricordarla appare oggi ancor più necessario nella consapevolezza che, come sottolinea Margaret Atwood, "c'è la storia, poi c'è la storia vera, e poi c'è la storia di come la storia è stata raccontata. Poi c'è quello che resta fuori dalla storia. Che è anche parte della storia".

Recensione:
"L'angelo di Auschwitz" di Frediano Sessi è un'opera che non classificherei tra i romanzi e nemmeno tra i saggi: è una testimonianza ampiamente e meticolosamente documentata della vita di una ragazza polacca, emigrata in Belgio che, in quanto ebrea fu deportata ad Auschwitz- Birkenau. Si chiamava Mala Zimetbaum e nessuna donna ebrea prima di lei era mai riuscita a fuggire dal campo di concentramento di Auschwitz. Le varie testimonianze raccolte dall'Autore ce la descrivono come una donna forte, intelligente e coraggiosa, ma ciò non impedì al destino di compiere il suo tragico corso. Sessi ci racconta come si adoperò per aiutare gli altri prigionieri del campo, diventando per loro una vera eroina, cercava sempre di mandare le donne ancora deboli a svolgere compiti leggeri, avvisava sempre i pazienti prima delle selezioni, cercando di farli uscire dall'ospedale velocemente. In questo modo salvò la vita di molte donne.
L'Autore però ci avverte che parte di quanto attribuito a Mala potrebbe far parte del mito che si è creato intorno alla sua figura, mentre innegabile è la coscienza che cerca di reagire in un luogo in cui la morte era una compagna di viaggio quasi desiderata, e scoprire, per quanto tremende fossero le condizioni di vita, un'incredibile forza che smuove una passione naturale e pura per la vita, il coraggio, la necessità di non lasciarsi andare, di rimanere se stessa, come ci viene riportato scrivesse a mo' di chiosa nelle sue lettere. Ad un certo punto la vita di Mala si intreccia con quella di Edek Galinski, un ragazzo poco più giovane di lei, polacco ma cristiano. Si incontrano nel 1943, nel campo di concentramento di Auschwitz. Si innamorano e decisero di fuggire insieme, purtroppo la fuga durò solo due settimane. Ho parlato di innamoramento ma, come dice bene Sessi e come ribadito da Primo Levi in "Se questo è un uomo", l'amore che nasce all'interno di un lager assume delle caratteristiche particolari: è un modo per non annullarsi, per continuare a sentirsi uomo o donna e non un numero, una cavia, carne da macello. L'instaurarsi delle relazioni umane, il sentirsi vicini e appoggiarsi vicendevolmente a qualcuno, è la conditio sine qua non per continuare a lottare per la sopravvivenza non solo fisica ma anche psicologica.
Il libro è interessante e scorrevole; come ho anticipato non si tratta di un romanzo, ma il risultato di un'indagine molto dettagliata. La narrazione scorre veloce ed attrae la delicatezza con cui sono trattate le tragiche vicissitudini all'interno del lager. Sessi è bravo in questo, non calca la mano sull'orrore di cui scrive.
Mala ed Edek scoprirono di esistere l'una per l'altro nel campo di concentramento, soprattutto Mala che fu un elemento importante del movimento di resistenza nel lager, sono una rivincita della vita e dell'umanità contro un sistema progettato appositamente per annullarle e annientarle.
In una parte del libro si parla di un'orchestra: accanto ai forni crematori, in alcuni lager, un quartetto d'archi era costretto a suonare quando si stava consumando questo orrore. Un orrore che era il destino anche delle stesse persone che suonavano. Suonavano quando i loro compagni morivano e venivano bruciati; questo mi ha ricordato un brano di Leonard Cohen ispirato al dramma della Shoah, spesso è interpretato solo come una malinconica canzone d'amore: "Dance Me to the End of Love", invece è ispirato ai campi di sterminio.
Ma nei versi della canzone il dramma sembra scomparire nella missione salvifica e pacifica delle musica, capace di essere più forte di ogni crudeltà. "Guidami - recita il brano - oltre la paura finché non sarò al sicuro. Sollevami come un ramoscello d'ulivo e diventa la colomba che mi riporta a casa. Guidami fin dove finisce l'amore".
(Luisa Debenedetti)

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