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Genere: Noir

Trama:
Cosa si può fare a Taipei quando si ha, da sempre, una grande passione per i romanzi polizieschi e per la filosofia? Wu Cheng, professore e drammaturgo fallito, il cui matrimonio esiste ormai solo sulla carta, ha preso la sua decisione: lasciare l'università e l'insegnamento e trasferirsi in un vicolo di Liuzhangli, quartiere non proprio trendy, che per la concentrazione di imprese funebri si è conquistato l'appellativo di "zona dei morti". Qui, tra la scatola di cemento dove abita e il suo "ufficio", al caffè all'angolo, dove trascorre le giornate seduto a osservare i passanti, intende avviare la prima agenzia di investigazione privata di tutta Taiwan. E proprio mentre sta cominciando la sua nuova vita, una serie di omicidi porta il caos tra le forze dell'ordine che, abituate a criminali impulsivi e maldestri, banalmente mossi da ragioni di cuore o di soldi, devono ora fare i conti con un profilo di assassino molto complesso. Impaziente di dare il suo contributo, Wu Cheng si getta con passione nelle indagini, senza immaginare che presto i sospetti ricadranno proprio su di lui: incontri dubbi, maldicenze varie e, soprattutto, le telecamere di sicurezza piazzate a ogni angolo, lo indicano come il probabile serial killer che tutti stanno cercando. Per dimostrare la propria innocenza e scoprire chi c'è realmente dietro gli omicidi, Wu Cheng sarà costretto a riprendere in mano le sue conoscenze di teatro e buddhismo e a scavare in profondità dentro se stesso, perché l'assassino è qualcuno che lo conosce molto da vicino, e che molto probabilmente si cela nelle ombre del suo passato. Strizzando l'occhio a Woody Allen e Murakami, nel suo brillante romanzo d'esordio Chi Wei-Jan combina satira e umorismo a tutti gli ingredienti propri del poliziesco, mostrando l'originalissima commistione di buddhismo e cristianesimo, pragmatismo e fantasia, tradizione e modernità della realtà cinese di Taiwan.

Recensione:
"L'ombra nel pozzo" del drammaturgo taiwanese Chi Wei-Jan, tradotto da Riccardo Moratto è un godibilissimo thriller/noir con gli occhi a mandorla. E' in parte detective story e satira sociale, un tour-de-force letterario che tiene impegnato il lettore fino alla fine. E' un romanzo esotico che porta a meditare sulla natura dei serial killer, è uno studio approfondito del crimine, ma soprattutto è la rappresentazione dell'ansia, della passione e della follia della vita urbana. Il lettore è trasportato nel cuore di Taiwan, un'isola divisa tra tradizione e modernismo, tra oriente e occidente, vivrà le abitudini e i costumi del luogo, la gente, la religione, il potere delle telecamere di sorveglianza e l'onnipresenza dei media.
E' un noir che mette in evidenza l'isolamento e la solitudine della città moderna nella "Zona morta" di Taipei, un'area che l'Autore ci dipinge come specializzata solo nei funerali, e dove il suo eroe apre un'agenzia investigativa privata. Ed ecco Wu Cheng, insegnante universitario di teatro, famoso drammaturgo caduto in disgrazia e arrabbiato con tutti che, dopo la fine del suo matrimonio, decide di lasciare il suo posto all'università e di trasferirsi in una zona periferica della città dove decide quasi per capriccio, di definirsi investigatore privato, ma non ha assolutamente alcuna competenza (tutto quello che sa deriva dalla passione per i romanzi polizieschi). Molto presto riceve la visita di una certa signora Lin, preoccupata che la figlia non parli più a suo padre. Il nostro investigatore principiante si lancerà anima e corpo in questo primo caso, una storia a priori innocua ma che, una volta risolta, gli fa dispiegare le ali: si convincerà di poter dare la caccia al primo serial killer di Taiwan. Appassionato, si concentra anima e corpo nelle indagini, muovendosi senza titolo sulle scene dei crimini, così da suscitare i sospetti della polizia: appunti bizzarri, telecamere di sorveglianza e vari pettegolezzi contribuiranno a fare di lui il principale indiziato.
L'indagine, singolarmente narrata in prima persona, è punteggiata da numerose divagazioni del protagonista su vari elementi, dal più grave al più futile; divagazioni non prive di umorismo e un pizzico di cinismo. Un improbabile "po' di tutto" che potrebbe risultare noioso, ma non lo è perché l'Autore ritorna al nocciolo della trama prima che il lettore raggiunga il punto di rottura.
Un'inchiesta che, contro ogni previsione, è buona dal punto di vista strettamente poliziesco, l'azione è ben dosata e correttamente condotta, quanto basta a tenere costante il livello di tensione per scoprire la fine della storia.
La forza principale del romanzo risiede nei personaggi, all'inizio ovviamente con Wu Cheng, ma l'Autore presta grande attenzione anche ai suoi personaggi secondari, ognuno a suo modo pittoresco: tra un eroe divertente suo malgrado, che si rivela un ottimo investigatore, il suo assistente - il tassista fan del pedinamento - l'amico poliziotto, il capo della polizia scorbutico e diffidente, la narrazione scorre fluida e fa divertire, così che diventa difficile non cedere al fascino di tutto questo piccolo mondo.
Questo è il primo romanzo poliziesco che ho letto in cui il detective conosce tanto quanto il lettore su come orientarsi nell'indagine ed insieme moltiplicano gli errori di valutazione. E' una situazione veramente divertente, aiuta anche a rinforzare la suspense, perché in queste condizioni ci si può davvero aspettare di tutto.
Vorrei concludere con una particolare nota riferita a Riccardo Moratto, non solo per rispetto dei diritti del traduttore il cui nome dovrebbe sempre comparire accanto a quello dell'autore di un'opera letteraria, ma per il fatto che quando siamo in presenza di un testo tradotto, ci troviamo di fronte a un duplice lavoro creativo, messo in atto da due diversi "autori" in due momenti diversi.
Il traduttore, è a sua volta un artista, non solo un ritrattista ma una figura di pari dignità rispetto all'autore perché, spesso, e questo libro ne è un esempio, lo stile eccellente della traduzione conferisce maggior valore all'opera.
(Luisa Debenedetti)



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