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Genere: Narrativa

Trama:
Un professionista ricco e affermato abbandona all'improvviso l'Italia e si trasferisce in Africa senza fare più ritorno. Per disperdere le proprie tracce, l'uomo cambia spesso itinerario e assume un nome di origine egiziana, Anwar, quindi si unisce ad una giovane e bellissima africana, che gli resterà accanto fino alla morte e gli darà cinque figli. Nessuno sa nulla di lui per trent'anni, fino a quando un lontano parente, per ereditare i suoi beni, lo fa ricercare da un detective privato. L'incontro tra il segugio e il desaparecido in Africa ricorda quello leggendario di Stanley e Livingstone ("Mr Livingstone, suppongo?"). A quel punto le vite dei due uomini sembrano quasi sovrapporsi e fondersi in un'unica esperienza spirituale e valoriale, a conclusione di un thriller psicologico che non lascia scampo ai protagonisti e li indaga mentre vivono lontano dalle ipocrisie, dalle convenzioni e dalle falsità del mondo a cui erano abituati. Vera protagonista del romanzo appare soprattutto l'Africa, con la sua magia, i suoi paesaggi, i suoi tramonti e i suoi ritmi di vita, così lontani da quelli dell'occidente e dell'Europa. Un'Africa affascinante e misteriosa, seducente e incomprensibile, che non può non far venire il mal d'Africa...

Recensione:
"La bellezza del nulla" di Luca Moretti non è solo un romanzo, è una spinta a riflettere sul tempo che passa, ma non muta, e sull'uomo che è nel mezzo, soffocato tra il suo incessante desiderio di qualcosa che lo faccia sentire realizzato sebbene spesso non sappia nemmeno cosa sia, e quella consapevolezza di trovarsi di fronte a un dirupo da cui, una volta caduto, sarebbe drammaticamente vano ogni sforzo per uscirne quando la propria coscienza, o meglio la propria vita, gli presenterà il conto.
E' il caso di Umberto Proncati, un affermato commercialista vissuto per anni con l'obbligo cinico di mettere tra parentesi qualsiasi parvenza di etica pur di sentirsi appagato nella sua vanità.
C'è, però, un momento nella vita di ognuno in cui scatta qualcosa che induce a fermarsi, sospesi a mezz'aria, interrotti nello spazio e nel tempo. Ed è lì che si è obbligati a fare i conti con quanto si è riusciti a sommergere negli anni; è lì che bisogna fare i conti con il peso, violento e liberatorio, della verità. Umberto abbandona improvvisamente lavoro, casa, ricchezze, paese e decide di scappare, di perdersi in Africa dove resterà per vivere una nuova vita, la "sua".
La fuga del protagonista trascende i confini spaziale e temporale, in un braccio di ferro col proprio "io" con colpi proibiti e inattesi, inevitabili con chi è costretto a rendersi conto di aver consapevolmente costruito un'esistenza che rischia di non essere quella creduta, né tantomeno sperata. Umberto era diventato potente sporcandosi le mani e non solo.
La forza di questo romanzo sta nello sbattere in faccia al lettore la storia di chi vive sospeso tra una crisi che diventa via via sempre più consapevole e l'illusione di vedersi realizzato, di aver esaudito i propri desideri. Finché, invece, non si rende conto che non c'è nulla di più vano di un sogno costruito a misura, disegnato per comodità e opportunismo e che, invece, è assolutamente lontano dal sé.
Moretti non si fa scrupolo alcuno, è un buon fotografo del reale. Mostra l'irrazionalità della vita umana elegantemente ma senza retorica e senza addolcire la pillola: una corsa durante la quale si cerca un senso, una spiegazione. Finché non si capisce che spesso quel senso è anche sbagliato.
La soluzione in questo caso è perdersi nel nulla che è un tutto bellissimo e affascinante: l'Africa, quella lontana dalla contaminazione globale, dove si incontrano persone incredibilmente calde, genuine, vive; dove il contatto con la natura rende il protagonista più vivo, più felice e stimolato di qualsiasi altra cosa avesse mai sperimentato.
La bellezza di questo "nulla" è rafforzata nella seconda parte in cui entra in scena l'investigatore Benedetto Brazzi, incaricato da uno squallido, meschino personaggio, lontano parente di Umberto, di ritrovarlo dopo trent'anni dalla scomparsa, per mettere le mani sull'ingente patrimonio rimasto in Italia.
Benedetto trova Umberto, che ormai è pronto per tornare alla terra, a fondersi con essa per creare nuova vita; non è più quello di trent'anni prima, ha assimilato la saggezza e la purezza del vivere di nulla, ora è Anwar, ha scoperto e conosciuto se stesso. Il discorso tra i due si conclude con un proverbio africano "Il bene è di piombo. Il male è di piume", che segnerà profondamente Benedetto.
Un romanzo che si legge con piacere, che fa riflettere; una scrittura scorrevole, mai banale. Traspare, in tutto il libro, l'invito alla ricerca psicologica del sé e un profondo rispetto e amore verso una terra da cui, ci piaccia o no, dovremmo imparare molto, soprattutto ricordare che cosa significhi essere uomini tra uomini, accogliere con un sorriso e colorare di questo la nostra vita.
"Nel deserto sabbia e sole
Un granello è la vita
E la speranza non è finita."
Pino Daniele (Un deserto di parole).

(Luisa Debenedetti)



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