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Genere: Narrativa

Trama:
Una città viene improvvisamente colpita da un male misterioso. La nuova peste, che nelle persone contagiate annienta ogni forma di volontà ed emozione, non assomiglia a nessuna malattia nota: non si sa come si sviluppi e si diffonda, e tanto meno come trattarla. I medici e le autorità annaspano indecisi e inconcludenti, e i cittadini vivono nell'incertezza e nella paura. Nel marasma che sconvolge ogni ritmo e ogni equilibrio, mentre le autorità decretano misure eccezionali e impongono forme diverse di censura, in molti si affidano alla superstizione e a nuove credenze religiose. Intanto Víctor Ribera, fotografo professionista, si muove per la città, catturando nei propri scatti il caos che ogni giorno va crescendo. Qual è la vera origine di questa malattia dell'anima? E' qualcosa che si prepara da tempo dietro una facciata di ordine perfetto, di benessere diffuso, di libertà solo apparente? E cosa cambierà dopo, quando il peggio sarà passato e tutto, forse, tornerà nei ranghi della normalità?

Recensione:
"La ragione del male" di Rafael Argullol, è una sorta di favola morale in cui la realtà è rappresentata dal punto di vista di un osservatore esterno. Argullol sviluppa in maniera impeccabile una storia, di innegabile somiglianza con l'attuale crisi economica, in cui una sorta di peccato astratto segna la vita dei suoi personaggi. L'autore usa una particolare strategia: omette la fisionomia di luoghi, atteggiamenti e persone, negando ai lettori la visualizzazione essenziale e facendoli entrare con l'immaginazione sulla scena degli eventi.
Eventi che sono inquietanti: ad un certo punto, gli abitanti di una città moderna, cosmopolita e prospera - sebbene senza nome o posizione precisa - iniziano a "morire in vita" diventando come zombie (oggi così di moda!); perdono la capacità di agire e comunicare, diventano vuoti esseri itineranti, chiamati "esanimi", che rappresentano un peso per le famiglie di appartenenza, le quali si liberano immediatamente di loro. Una volta ospedalizzati, gli psichiatri non trovano cure o diagnosi, e il numero dei ricoveri aumenta costantemente, così che il fenomeno comincia a essere considerato un'epidemia pericolosa.
Inizialmente il fenomeno viene tenuto nascosto sia da parte della politica sia da parte dei media. Uno psichiatra, David Aldrey, e un famoso fotografo, Victor Ribera, sono testimoni privilegiati dei fatti e cercano di trovare una spiegazione per l'inspiegabile che, inizialmente, sembrava una fastidiosa battuta d'arresto, ma ben presto viene percepita come una terribile minaccia in grado di trasformare le convinzioni più intime dei cittadini. Dalla cronaca di come i fatti influenzano tutti gli strati di una società, Rafael Argullol ricrea una musica di decomposizione, in una storia tesa che unisce il tradimento e la paura, il sospetto e il saccheggio, la magia e la superstizione. Di fronte al rumore stridulo delle sirene, al silenzio ostinato degli esclusi, le montagne di macerie o di violenza e la disintegrazione della città, una relazione d'amore, quella tra il protagonista Victor e la restauratrice Angela, cresce serenamente, legata al lento restauro di un dipinto raffigurante il mito di Orfeo e Euridice, con un'innegabile intenzione allegorica che non dimentica la corporeità delle cose.
"La ragione del male" è un'ardente difesa della lucidità di fronte al parossismo dell'irrazionalità e della finzione. Argullol ricorda l'indispensabile valore della memoria e dimostra che guardare indietro, come fece Orfeo dopo aver salvato Euridice, non porta necessariamente alla condanna.
Come definire in breve questo libro? Potrebbe bastare una parola: "perifrasi" ovvero "giro di parole per mezzo del quale si definisce una cosa o si cerca di non esprimerla direttamente."
Se l'intenzione dell'autore era quella di trasmettere al lettore, attraverso la narrativa, la caratteristica di passività della malattia, c'è riuscito.
La società descritta da Arguillol, ad un certo punto, ricorda quella di Huxley ne "Il Mondo Nuovo", dove la felicità si ottiene rinunciando alle strutture da sempre a cardine della vita umana quali l'amore, la famiglia, le relazioni sociali, l'interesse per la bellezza e la cultura, e riduce gli esseri umani a consumatori sfrenati, individualisti e senza altri interessi al di fuori del lavoro, del culto per il proprio corpo e del divertimento sfrenato, tutto commisurato con le capacità economiche di ciascuno; il brutto, il diverso, appaiono spaventosi visti da questa società conformista e priva di sfide che, di fronte a un evento insolito, reagisce e muta passo dopo passo in un modo molto credibile e, allo stesso tempo, "fantasticamente" spaventoso.
D'un tratto, la crisi, così come è venuta, se ne va, i senza vita scompaiono senza lasciare traccia e la gente si impegna a far finta che non sia successo nulla, rigettando un delirio collettivo divenuto piuttosto patologico.
Gli abitanti della città preferiscono soccombere all'oblio, come se avessero sonnecchiato un po', nel rifiuto di diventare "esanimi", e sono alienati nel confortevole estetismo delle loro vite come se nulla fosse accaduto, arrendendosi all'informazione che elimina le notizie quasi nello stesso momento in cui appaiono, si piega all'amnesia permettendo di essere manipolati dal sistema.
Questo è la ragione del male: la perdita della capacità di resistenza, il silenzio, la mancanza di criteri; questo è ciò che accade quando la memoria è bandita. Il passato è dimenticato in un modo spudorato, cinico, colpevole, inumano. Per Argullol, la consapevolezza del passaggio del tempo non è un antidoto contro il dimenticare e sceglie la bella e ieratica figura di un anziano che Victor, in mezzo al caos del periodo di crisi, aveva incontrato con un vecchio e bellissimo orologio di legno; i due si incontrano quando tutto è passato e dimenticato dalla popolazione, il vecchio riconosce Victor Ribera che si rincuora di questo fatto, lo incalza con domande sul passato a cui il vecchio risponde stupito: "Perché vuole sapere da me cose che lei sa già? Tutti lo sanno".
Questo ratifica ciò che è evidente, consente a Victor di trovare i collegamenti del presente con il passato, è l'unica salvezza possibile contro il caos della sua convinzione che la gente ha dimenticato.
Le riflessioni sulla pittura di Orfeo sono impeccabili ed è facile identificarsi con alcuni aspetti del lavoro di Angela e l'entusiasmo per il suo lavoro.
Lo stile ha un tono filosofico, che rende molto interessante la lettura e stimola il pensiero, intreccia molti personaggi diversi che concorrono a far sì che il punto di arrivo del romanzo si congiunga al punto di partenza.
La situazione descritta che, all'inizio sembra completamente irreale, è qualcosa che accade su base regolare quando una città, un paese, una comunità sperimenta eventi traumatici, che cambiano il modo di vivere e che non sapendo come affrontarli, vengono risolti crudelmente e segretamente, e alla fine ognuno sceglie di dimenticarsene dopo un periodo di tempo relativamente breve e continuare come se nulla fosse accaduto.
Succede ogni giorno, ovunque, è quasi una metafora pur senza esserlo.
Consigliato
(Luisa Debenedetti)



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