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La verità dello Spirito.
Oltre Vito Mancuso

di Anonimo Laudense

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    Casa Editrice: Il mio libro - 160 pagine
    Disponibile in formato cartaceo e ebook




  • Genere: Religione

    Trama:
    Questo breve saggio si propone di introdurre al lettore, in maniera essenziale e accessibile, alcune nozioni fondamentali su Dio e sul mondo tratte dalla visione filosofico-religiosa nata diversi millenni orsono nell'India antica, mostrandone la significativa corrispondenza con il pensiero del grande mistico medievale Meister Eckhart. Su queste basi, e con l'ausilio della semplice riflessione filosofica, si procederà a un'analisi critica di un certo numero di posizioni sostenute dal noto teologo laico Vito Mancuso. Il testo è di natura divulgativa, adatto a chiunque manifesti interesse per questo tipo di argomenti.

    Recensione:
    "La verità dello spirito - Oltre Vito Mancuso" è un saggio, a firma di Anonimo Laudense. E' Una lettura impegnativa che non può prescindere da alcune conoscenze teologiche e filosofiche, in quanto vengono rivisitati alcuni importanti temi religiosi, scomodando nell'esposizione, platonismo, razionalismo gnostico, scientismo, eclettismo, rendendo la lettura alquanto ostica ma forse attraente per lettori dalla fede, qualunque essa sia, vacillante. E' indubbio, a mio avviso, che vi siano dei punti di vista condivisibili, ma altri invece più metafisici e discutibili, da scoprire e interpretare nella complicata esposizione, nonostante permanga quel senso di distacco critico dal cattolicesimo, non dal Cristianesimo inteso come religione dell'amore, del bene, della giustizia, e quella vicinanza ad una religione universale, con un occhio particolare alla dottrina esposta da Meister Eckhart che appare prestarsi perfettamente per una teoria e prassi metafisico-religiosa, che - pur nel suo essere fortemente gnostica - non ceda in alcun modo al distruttivo pessimismo, al purismo intellettualista, ed infine al discutibile élitarismo della salvezza che sono propri della Gnosis, cosa che però non guasta; anzi dà l'occasione al lettore di riflettere su alcuni temi sotto una diversa angolazione. Alla fine, però, credo che nulla si aggiunga o tolga circa l'idea che ognuno ha sul destino dell'anima e sulla sua origine e/o esistenza. Molti, troppi, sono gli incisi tratti ad hoc da libri di Vito Mancuso, noto teologo, discutibile filosofo, pensatore che si ritiene maestro di vita e di virtù. Tuttavia anche il nostro autore, seppure in modo meno categorico e arrogante, contravviene all'unico comandamento davvero intramontabile per il pensatore forte: "Non insegnare a vivere agli altri. Ognuno ha la sua verità. E la tua verità può essere inadatta a un altro" (Varlam Salamov), nello specifico chi sta scrivendo non varrebbe più di una qualsiasi scimmia antropomorfa.
    L'autore insiste nel voler dimostrare, attraverso le pagine del suo testo, l'immortalità dell'anima che si trascina di vita in vita meriti e colpe, si avvale di molte citazioni e di rimandi ai testi biblici, per poi sintetizzare nel concetto di giustizia e di bene, che noi siamo anime, spirito e pensiero di Dio che percorrono, attraverso varie vite di corpi materiali, la strada verso la divinizzazione, tutto questo rende il testo spesso ridondante e prolisso.
    Si potrebbe liquidare il libro con "un remake di Meister Eckhart in salsa new age" ma non sarebbe corretto a fronte dell'indiscutibile lavoro di ricerca e mancherebbe di rispetto ai principi di libertà di pensiero e professione di fede.
    L'autore si propone di andare oltre la teologia della ragione di Mancuso ma le "ragioni" che porta a suo sostegno sono più incredibili (da un punto di vista laico) delle tesi che vuole combattere. Mancuso parla di una non meglio definita energia, di note luminose ed altri "argomenti razionali" del genere, facendo in realtà trasparire un odio profondo alla Chiesa Cattolica ed un'arroganza senza limiti nel tentare di demolire, con argomenti appunto risibili, alcuni dogmi del Cattolicesimo. Anonimo Laudense sostiene l'esistenza di una regola salvifica cui sottomettersi una volta che la si è compresa e accolta in sé, da un punto di vista strettamente sostanziale, le sue tesi non è che siano teologicamente insostenibili ma possono apparire irrazionali e fantasiose, a tal fine segnalo in particolare la teoria sul dolore innocente (pag.118), poiché la sofferenza dell'innocente continua a costituire uno scacco per ogni declinazione della fede religiosa. Il cristianesimo non rinuncia alla sua connaturata dimensione tragica, non risolve questa contraddizione, ma la acuisce; ovverosia, lascia aperta la domanda che prorompe dal grido senza risposta che Gesù indirizza al padre dalla croce su cui è stato appeso, anche lui, innocente e denunciante; il nostro autore sostiene "la plausibilità di un'incarnazione sofferente compiuta da un individuo spiritualmente più evoluto della media, che si dona in sacrificio per il bene degli altri".
    Decisamente ostico, per chi ha poche nozioni di teologia mista a filosofia.
    (Luisa Debenedetti)



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