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Genere: Informazione

Trama:
Il racconto freddo e spietato, dettagliato, a volte doloroso della lunga serie di conflitti e attacchi che ha condotto Ingroia, dopo essere stato protagonista di tutte le indagini del processo sulla trattativa Stato-mafia, a lasciare la magistratura per poi dedicarsi alla carriera di avvocato.
Un tribunale sotto assedio, senza alcun alleato da parte della politica, attaccato dalla stampa e da pezzi dello Stato per impedire che si svelasse quello scenario che sembrava delinearsi fin dai giorni successivi all'attentato di via D'Amelio. Passaggio dopo passaggio, nome dopo nome, fatto dopo fatto. La ricostruzione di Ingroia svela quello che fu a tutti gli effetti un golpe. Non solo, quindi, la trattativa individuata dal processo recentemente giunto a sentenza, ma uno scenario più ampio e complesso dove le trattative furono ben più di quella messa in atto per fermare le stragi e prima ancora per arrestare Riina. Dove uomini e strutture di sicurezza dello Stato, pezzi dell'economia nazionale, massoneria fino ai vertici dello Stato cercarono di negare che con le mafie si era andati a patti.
Una ricostruzione dove inchieste apparentemente scollegate al filone della "trattativa" riemergono e assumono un valore ben diverso da quello conosciuto finora. Perché il sistema criminale da cui gli eredi di Falcone e Borsellino erano partiti è ancora lì, anche se finalmente oggi ne è stato svelato un pezzo.
Prefazione di Marco Travaglio. Introduzione di Franco Roberti.

Recensione:
"Le trattative", un saggio scritto da Antonio Ingroia in collaborazione con Pietro Orsatti, affronta la tematica della cosiddetta trattativa Stato-mafia per cui, il 20 aprile 2018, i giudici del Tribunale di Palermo hanno emesso sentenza di primo grado accettando sostanzialmente la tesi del PM Nino Di Matteo. Secondo i giudici, tre importanti ufficiali dei carabinieri e Marcello Dell'Utri, noto amico di vecchia data e collaboratore di Silvio Berlusconi, hanno minacciato vari organi dello Stato per conto della mafia per ottenere un atteggiamento più morbido nei confronti della criminalità organizzata siciliana. Antonio Ingroia partecipò attivamente alle indagini e alla prima fase del processo prima di abbandonare la magistratura. Ingroia spiega di aver lasciato il processo per "aiutare" il processo medesimo smentendo chi lo accusava di volerlo usare per scopi personali (candidatura politica).
Il testo scandaglia approfonditamente le indagini, mette a disposizione numerose requisitorie, atti, dichiarazioni e, pur non essendo "asettico" in quanto è evidentemente dalla parte dell'accusa, lascia spazio al lettore di formare il proprio pensiero sulle vicende descritte.
Il saggio è molto ben strutturato, chiaro, ricco di elementi imprescindibili per la buona conoscenza dei fatti che rappresenta; un buon punto di partenza per consentire al fruitore la ricostruzione di un puzzle che aspettava di essere ricomposto da 25 anni.
Venticinque anni di storia di un paese che non si scandalizza più, che confonde mafia e antimafia in una geremiade indistinta e nel quale gli intrecci tra potere politico e potere criminale acquistano dimensioni tali da evocare il bacio tra Andreotti e Riina come una galanteria da Prima Repubblica.
Personalmente mi è accaduta una cosa strana: ho letto questo testo con la stessa ansietà con cui si legge un libro giallo, catturata da dettagli impensabili che mi hanno indotta a chiedermi: ma è possibile? Possibile che Borsellino due mesi prima di morire avesse ricostruito, in un'intervista a una TV francese, la filiera dei soldi della mafia impiegati nelle industrie del Nord grazie al tramite di Mangano, lo stalliere di Arcore (e questa intervista non sia mai stata trasmessa prima dell'elezione di Berlusconi)? Possibile che Cosa Nostra fosse/sia capace di condizionare i palinsesti della TV commerciale? Possibile che fosse tutto pronto per la cattura di Provenzano, ma un generale dei carabinieri abbia fermato i propri uomini? Allora è possibile che Forza Italia sia un "partito della mafia" nato sotto le pressioni di Provenzano che aveva abbandonato il progetto di fondare una "Lega del Sud" speculare a quella del Nord che all'epoca stava raccogliendo successi elettorali? Possibile che, dopo l'arresto di Riina, il sopralluogo del suo alloggio fu effettuato solo due giorni dopo, così anziché la tana della belva, le persone superspecializzate, che avrebbero potuto trovare carte, frammenti, DNA e pizzini da analizzare, trovarono una casetta linda e "pittata" di fresco dove un'impresa di pulizie aveva provveduto a cancellare tutto con la benedizione di che doveva sorvegliare?
La conclusione di Ingroia è che ci sia ancora molto da fare, ma che la strada finora percorsa per accertare e punire i veri mandanti di avvenimenti anche cruenti che insanguinarono e segnarono per sempre le vicende del nostro Paese, può forse aiutare i nostri giovani a comprendere il perché di tante soluzioni attuali, di tante aspettative ignorate e della forza prepotente dei valori di Giustizia e Verità che ogni italiano deve o dovrebbe avere in sé. Questo anche per evitare la candidatura e l'elezione di personaggi sotto processo per mafia che non risparmiano attacchi di inusitata violenza alla magistratura, responsabile di perseguire uomini di potere, in nome dell'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e in forza di quelle leggi emanate a tutela degli interessi personali e a salvaguardia dell'impunità di personaggi che si sono dati alla politica per sfuggire ai loro problemi giudiziari e che un elettorato non molto dotato di senso civico premia.
Un saggio che valuto un buon mezzo per comunicare il senso di una battaglia troppo spesso strumentalizzata ma degna di essere combattuta fino in fondo.
(Luisa Debenedetti)



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