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M. Il figlio del secolo
di Antonio Scurati

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    Casa Editrice: Bompiani - 848 pagine
    Disponibile in formato cartaceo e ebook




  • Genere: Storia

    Trama:
    Lui è come una bestia: sente il tempo che viene. Lo fiuta. E quel che fiuta è un'Italia sfinita, stanca della casta politica, della democrazia in agonia, dei moderati inetti e complici. Allora lui si mette a capo degli irregolari, dei delinquenti, degli incendiari e anche dei "puri", i più fessi e i più feroci. Lui, invece, in un rapporto di Pubblica Sicurezza del 1919 è descritto come "intelligente, di forte costituzione, benché sifilitico, sensuale, emotivo, audace, facile alle pronte simpatie e antipatie, ambiziosissimo, al fondo sentimentale". Lui è Benito Mussolini, ex leader socialista cacciato dal partito, agitatore politico indefesso, direttore di un piccolo giornale di opposizione. Sarebbe un personaggio da romanzo se non fosse l'uomo che più d'ogni altro ha marchiato a sangue il corpo dell'Italia. La saggistica ha dissezionato ogni aspetto della sua vita. Nessuno però aveva mai trattato la parabola di Mussolini e del fascismo come se si trattasse di un romanzo. Un romanzo - e questo è il punto cruciale - in cui d'inventato non c'è nulla. Non è inventato nulla del dramma di cui qui si compie il primo atto fatale, tra il 1919 e il 1925: nulla di ciò che Mussolini dice o pensa, nulla dei protagonisti - D'Annunzio, Margherita Sarfatti, un Matteotti stupefacente per il coraggio come per le ossessioni che lo divorano - né della pletora di squadristi, Arditi, socialisti, anarchici che sembrerebbero partoriti da uno sceneggiatore in stato di sovreccitazione creativa. Il risultato è un romanzo documentario impressionante non soltanto per la sterminata quantità di fonti a cui l'autore attinge, ma soprattutto per l'effetto che produce. Fatti dei quali credevamo di sapere tutto, una volta illuminati dal talento del romanziere, producono una storia che suona inaudita e un'opera senza precedenti nella letteratura italiana. Raccontando il fascismo come un romanzo, per la prima volta dall'interno e senza nessun filtro politico o ideologico, Scurati svela una realtà rimossa da decenni e di fatto rifonda il nostro antifascismo.

    Recensione:
    "M - Il figlio del secolo" di Antonio Scurati è un libro che colpisce immediatamente sia per l'impatto grafico di questa M a tutta copertina, sia per la sua corposità: 839 pagine. Premetto che ho acquistato il volume solo recentemente e non per il fatto che abbia vinto il Premio Strega, ero rimasta colpita da un'ospitata televisiva dell'Autore e mi ero ripromessa di leggerlo. E' un libro godibile che spiega con chiarezza alcuni punti nodali della storia d'Italia negli anni Venti, del fascismo e del suo capo, il lettore si trova a rinfrescare, se non ad apprendere, nozioni su vicende decisive della storia italiana del secolo scorso. L'effetto culturale complessivo è largamente positivo, di ciò bisogna darne merito all'autore.
    Il libro si qualifica come romanzo, o meglio romanzo documentario, anziché come biografia, e percorre un arco temporale di poco più di 5 anni, cioè dalla fondazione dei Fasci di combattimento (23 marzo 1919) alla rivendicazione del delitto Matteotti (3 gennaio 1925), da cui prende avvio la vera e propria dittatura fascista.
    La narrazione è frazionata in brevi capitoli, ciascuno dei quali contrassegnato dal nome di un personaggio (in pochi casi da due), da un luogo e una data, fatta salva una decina di casi in cui c'è solo un'indicazione generica di luogo (Milano, Fiume, Ferrara, Napoli, Roma). Ogni capitolo è seguito da una breve appendice che riporta citazioni da articoli, lettere, telegrammi, documenti vari, di norma già ricordati e parafrasati nel testo. Nei brani di apertura e di chiusura, Mussolini parla in prima persona, in tutto il resto del libro il resoconto è condotto da un narratore esterno, che in genere si attiene alla relazione dei fatti lasciando raramente trapelare un chiaro giudizio.
    La strategia narrativa messa in atto da Scurati con questa frammentazione dà una forte impressione di immediatezza. Ogni capitolo è una scena, e una scena particolare; il passato si palesa attraverso poche, indispensabili, notizie e non c'è alcuna anticipazione riguardo agli sviluppi futuri. La storia sembra così procedere passo dopo passo davanti ai nostri occhi esaltando il ruolo del lettore, chiamato a una cooperazione testuale più assidua e impegnativa del consueto.
    Scurati racconta non solo i fatti storici ma tratteggia i profili psicologici dei personaggi, Mussolini in testa, e quando lo racconta è Mussolini: sembra quasi di vederlo, il Duce, in tutta la sua demiurgica disumanità "una bestia sfiancata che arranca in una distanza incolmabile che lo separa dal genere umano" (pag. 42), colui che, seguendo la propria filosofia di "Trattare, ingannare, minacciare. Trattare con tutti, tradire tutti" (pag. 548), ha indossato - prendendosela - "la croce del potere" (pag.827), puro potere viscerale, quel potere voluto e costruito che può terrorizzare. Più volte Scurati lo definisce "il figlio del fabbro", M. è il bambino che gironzola per le campagne romagnole e piange la nonna defunta; è nato antieroe ma furbo abbastanza da sembrare scaltro; è cattivo come solo i deboli sanno esserlo, risoluto come solo chi si è vergognato delle proprie scarpe vecchie sa esserlo; è il socialista rivoluzionario che, dopo dodici anni di militanza, viene espulso dal suo stesso partito; è lo stratega che riesce a stringere patti con tutti ed essere fedele a nessuno; è il politico ferito, preso il giro, ridicolizzato, dato per finito che riesce a trasformare pochi reduci di guerra dapprima in un movimento, poi in un partito politico, infine in un esercito.
    M. è il carnefice imperturbabile che, con le mani ancora coperte dal sangue di Matteotti, davanti alla vedova disperata che chiede dove sia il marito, riuscirà a dire: "Non so nulla, signora; se lo sapessi, vivo o morto, restituirei suo marito a lei." (pag 774)
    Inconsciamente si prova piacere quando "è preso a schiaffi" perché si sa già come andrà a finire. Mussolini è un opportunista, che non rimane a sinistra a mettere le bombe ma, dopo l'ennesimo tentativo di essere il primo fra un gruppo di uguali, decide di provare ad essere il primo tra gli abietti.
    Non leggete M., degustatelo! Non fermatevi sulla porta di una critica storiografica un po' pedante, vedi ad esempio, le critiche di Ernesto Galli della Loggia su alcuni errori ammessi dall'Autore e corretti nelle successive ristampe, vista la mole del romanzo qualche "svista" è perdonabile, inoltre sarebbe ingenuo definire tout court una ricostruzione veridica della storia (ma esiste una "verità" storica?), un'opera che nella sostanza si attiene a quanto sostenuto da studiosi accreditati e autorevoli. Il succo del libro è mostrare il percorso accidentato di un uomo che voleva essere qualcuno, a qualunque costo. Scurati ha fatto quello che tanti storici non sono mai riusciti, e forse mai riusciranno a fare: togliere al dittatore la divisa e mostrarlo per quello che fu, farlo uscire dal quadro per mostrarcelo nudo. Uno sconfitto determinato in un'epoca di sconfitti rassegnati. Questo non è un libro di storia, è un libro per fare avere alla storia il proprio giusto posto nella costruzione della memoria comune.
    Lo stile asciutto, e insieme avvolgente, di Scurati non ci racconta e studia solo la figura di Mussolini, ma anche quella di coloro che hanno fatto la storia di quegli anni. Da D'Annunzio a Matteotti, da Turati a Balbo, il romanzo è corale, ripercorre una vicenda attraverso gli occhi dei suoi protagonisti di cui vengono descritti attimi d'esitazione e di slancio, speranze e incertezze, anche se i veri "personaggi" - secondo me - sono due: Mussolini ovviamente, figlio del suo tempo, che non sta un passo avanti come le avanguardie, ma un passo dietro le masse, pronto a prendere la direzione che esse indicano per cavalcarle, in un vuoto di idee e progetti che viene riempito dal puro esercizio del potere, ma anche il suo alter-ego Matteotti, il politico socialista che non si fa intimidire, che non si piega e contrasta il fascismo, consapevole che questa sua ostinazione gli sarebbe costata la vita, denunciando fino all'ultimo la violenza che tutti avevano sotto gli occhi e stava cambiando il paese, ma che nessuno voleva vedere, una violenza che non è solo quella delle squadracce, ma anche le conseguenze di rivolte e scioperi mal organizzati.
    Il tutto in una narrazione seccamente referente, in terza persona, con un ultimo brano in cui Mussolini è l'io narrante che, conclude il libro con l'affermazione - che inquadra perfettamente la situazione - "Nessuno voleva addossarsi la croce del potere. La prendo io".
    Non è un libro che inneggia al fascismo, anzi, Scurati è dichiaratamente antifascista, la narrazione è una descrizione fedele di quello che è successo in quegli anni, senza giudizi soggettivi, il principale merito di Scurati sta nel fatto che non vi è nulla di più antifascista che raccontare cosa sia stato il fascismo, con asciuttezza.
    Non posso dire che sia un libro che si legge tutto d'un fiato: posso però affermare che il tempo e l'impegno impiegato per la lettura, che sia una settimana o un mese, è ampiamente ripagato perché il libro funziona, funziona benissimo.
    (Luisa Debenedetti)



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