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Senza rosa né celeste. Diario di una madre sulla transessualità della figlia
di Mariella Fanfarillo

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    Casa Editrice: Villaggio Maori - 126 pagine
    Disponibile in formato cartaceo




  • Genere: Biografia

    Trama:
    "Ho imparato a mie spese la differenza tra vedere e guardare: ora so che da sempre io vedevo mio figlio ma guardavo mia figlia". E' da questa folgorante consapevolezza che ha inizio il racconto di Mariella Fanfarillo, un viaggio a ritroso lungo la sua vita e quella di sua figlia Esther, transessuale coraggiosa, la seconda ad aver ottenuto in Italia l'autorizzazione al cambio anagrafico di sesso senza l'obbligo dell'operazione quando era ancora minorenne. Raggiungere quel traguardo non è stato semplice, ma Esther e Mariella sono sempre rimaste una accanto all'altra, sostenendosi a vicenda e affrontando insieme la violenza - fisica, psicologica e persino burocratica - di un paese ancora impreparato ad affrontare la diversità e forse anche, ancora di più, l'autodeterminazione. Una testimonianza necessaria che "vi farà versare lacrime dolci" (Monica Cirinnà). Una storia vera, fatta di fatica, amore e resilienza.

    Recensione:
    "Senza rosa né celeste" non è un romanzo qualunque, è un racconto intenso, trascinante e commovente. Nelle parole di questo libro vi sono le emozioni, le paure, la rabbia, l'amarezza e l'amore di una madre e di una figlia.
    Mariella è una madre e, come tutte le madri, ama sua figlia più della sua vita. Il loro rapporto è caratterizzato da alti e bassi, da risate e lacrime, ma Mariella sin da subito ha compreso e aiutato Ester a trovare il suo equilibrio con amore e rispetto. Hanno lottato insieme con coraggio contro la società per far accettare Ester come persona, come individuo che ha diritto di vivere la sua vita.
    "La diversità, intesa come non omologazione alla massa normata, spaventa. Spaventa come tutto ciò che non conosciamo e che non sappiamo come affrontare." Mariella Fanfarillo mi ha aiutata, e per questo la ringrazio, a capire come sua figlia si sia sentita intrappolata sin da piccola dentro un corpo non suo, dove vi è semplicemente una incongruenza psiche-corpo e come si è relazionata con sé stessa e con gli altri nel momento in cui ha iniziato a comprendere la sessualità.
    Nel leggere questo libro sono cresciuta come madre e come persona. I giudizi e i pregiudizi che hanno seguito Ester nel suo percorso sono purtroppo aspetti della vita di chiunque, perché la nostra società ci impone degli schemi predefiniti e non ci insegna a guardare nell'anima delle persone. Così Ester si è scontrata, come ci spiega Mariella, con questa cultura dominante che pretende di etichettare chiunque sulla base di un binario di genere arbitrario e imposto, secondo il quale ci si dovrebbe identificare esclusivamente come maschio e come femmina...
    Ester è cresciuta quasi da sola. Se per tutti noi è stato facile trovare un amico con cui giocare, con cui confidarsi, con cui confrontarsi a scuola, in un cortile o in un oratorio, per Ester non è stato così facile. Proprio la scuola, con i suoi principi di integrazione e inclusione, non ha voluto capirla e aiutarla. Ester, con il suo corpo maschile e la sua anima femminile, è cresciuta e ha lottato con sé stessa, ma soprattutto contro una società ferma, bloccata dietro a degli stereotipi assurdi.
    Leggere questo libro, che non è altro che il diario di Mariella, fa bene a tutti noi, perché solo capendo gli altri possiamo migliorare noi stessi.
    (Barbara Galimberti)



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