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Genere: Thriller

Trama:
Suzette Jensen è afflitta da una malattia debilitante cronica, ma nonostante i rischi decide di portare avanti una gravidanza, perché è quello che desidera davvero nonostante la fragilità del suo corpo. E' così che dà alla luce Hannah, felice di poter finalmente avere una famiglia con suo marito Alex. Ma Hannah non è una bambina semplice. Più cresce e più sembra rifutare il mondo che la circonda. A sette anni impara a leggere e scrivere, ma si ostina a non pronunciare neppure una parola. Ed è così che Suzette smette di mandarla a scuola, sicura di riuscire a gestire meglio la situazione a casa. Ma accade tutt'altro. Hannah diventa più aggressiva ogni giorno. L'unico momento in cui sembra calmarsi è quando suo padre è presente. Agli occhi di Alex, infatti, è il ritratto della brava bambina, semplicemente precoce rispetto ai suoi coetanei. Ma Suzette sa che c'è molto di più. E sa che sua figlia non la ama, ma cova un odio viscerale nei suoi confronti. Un odio che peggiora di giorno in giorno...

Recensione:
Un thriller ipnotico, che coinvolge il lettore su vari piani emotivi. "Una bambina cattiva" è un vero romanzo che scava nella psicologia familiare e personale per un'esperienza letteraria profonda.
Cosa c'è di più naturale del rapporto tra genitori e figli? Niente è più profondo dell'affetto incondizionato che lega una madre alla propria creatura. Affermazioni facili da condividere vero? Errore. Niente è facile, naturale, gratuito, e questo libro ce lo dimostra nel modo più terrificante che esista, mettendoci di fronte alle verità che non si dicono, che si nascondono così in fondo, seppellendole là, dove non è più possibile percepirle.
Dividendo la narrazione in capitoli dove a parlare si alternano Suzette, la madre, e Hanna, la figlia, la scrittrice pone il lettore nella posizione privilegiata di avere un quadro completo della situazione e delle dinamiche dei rapporti di forza. L'affetto e l'impegno, l'idea della maternità, della persona della figlia di come avrebbe dovuto essere, si scontra e si infrange contro il muro della realtà. Hanna non è la perfetta incarnazione della bambina pensata e desiderata, il rapporto unico che esisteva nella famiglia a due si sfalda, si ingarbuglia quando arriva il terzo membro, la famiglia ideale diventa disfunzionale.
Due protagoniste uniche, che ci parlano del loro sentire, che motivano le loro azioni, che lottano per affermare se stesse e per l'esclusiva dell'amore del marito, del padre, dell'uomo di casa, ignaro fino all'ultimo di vivere un'illusione di nido domestico.
Un libro che non si limita a regalare tensione, ma affonda le sue radici nelle disabilità mentali, nelle difficoltà di accettare l'imperfezione, nel saperla riconoscere ed affrontare. C'è tanto, tantissimo egoismo in "Una bambina cattiva". Se il lettore prova empatia verso i vari personaggi, gli stessi non sono capaci di andare oltre i loro bisogni, perché non sanno come si fa, perché non hanno avuto modelli positivi, perché l'io urla più forte del noi, perché il possesso è più forte del dono.
Chi è davvero colpevole? Suzette, Hanna o Alex? L'ambiente o la chimica del cervello? Tutti o nessuno? Stare insieme è distruttivo, ma anche dividersi non è facile. Ogni scelta comporta un dolore, anche provare sollievo è una colpa, una sensazione da negare e celare.
Un ritmo sempre incalzante, con una suspense resa dallo scorrere delle parole in una narrazione dove il pericolo è tra le mura di casa e viene da chi amiamo e ci ama, da chi odiamo e ci odia.
Suzette ed Hanna. Chi vincerà? Chi sarà più forte o solo più paziente? La salvezza sta nella verità o in un'abile bugia?
Un libro da non perdere, assolutamente!
(Tatiana Vanini)



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