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Una specie di vento. Piazza della Loggia, 28 maggio 1974
di Marco Archetti

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    Casa Editrice: Chiarelettere - 183 pagine
    Disponibile in formato cartaceo e ebook




  • Genere: Storia e informazione

    Trama:
    Una manifestazione antifascista che riuniva partiti e sigle sindacali. Una bomba nascosta in un cestino portarifiuti e un fiume di gente tutt'intorno. L'esplosione, dissero i sopravvissuti, fu "una specie di vento". Il bilancio: otto vittime e centodue feriti. Poi indagini, depistaggi, omissioni, mezze verità, cinque istruttorie, tredici dibattimenti e due condanne definitive arrivate nel giugno 2017. Quarantatré anni dopo. Marco Archetti, scrittore bresciano, avvalendosi di documenti storici e testimonianze di prima mano, compone un romanzo toccante e prezioso che ridà vita alle otto vittime della strage. Evitando ogni retorica e concentrandosi sulle loro vicende umane, le fa affiorare dal buio ed entrare in scena come in un film. Un atto d'amore e di memoria. E per la prima volta i caduti della strage non sono solo nomi su una lapide commemorativa, ma vengono raccontati come uomini e donne in carne e ossa, "né santi né eroi", in una Spoon River luminosa, scandita dalla voce di Redento Peroni. Quella mattina si trovava a pochi passi dalla bomba ma il destino volle che il piccolo gesto di uno sconosciuto gli salvasse la vita. Così il suo racconto guida la narrazione e testimonia fatalmente un'epoca della nostra storia recente, anni bui, di piombo ma anche di umanità, tenerezza e legami profondi che hanno molto da dire a ciascuno di noi. Una storia che è un canto di vita: la morte in ritardo di duecento pagine.

    Recensione:
    "Una specie di vento" di Marco Archetti è un romanzo con profonde radici in un capitolo tragico e controverso della storia d'Italia. E' la versione romanzata, ma non totalmente, della Strage di Piazza della Loggia a Brescia dove, in un tremendo attentato terroristico compiuto da gruppi neofascisti, il 28 maggio 1974, una bomba nascosta in un cestino portarifiuti fu fatta esplodere mentre era in corso una manifestazione antifascista indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista.
    Otto persone persero la vita:
    Livia Bottardi Milani
    Alberto Trabeschi
    Clementina Calzari Trabeschi
    Euplo Natali
    Bartolomeo Talenti
    Luigi Pinto
    Vittorio Zambarda
    Questi i loro nomi.
    Archetti fa un ottimo lavoro, inizia con la testimonianza di un sopravvissuto, Redento Peroni, occhi "azzurro figlio", diventati azzurro padre e ora azzurro nonno, che percorre dal suo punto di vista tutta la storia, da quel tragico 28 maggio ai giorni nostri, e alla voce di Redento che parla ai nipoti, alterna quelle delle vittime.
    Come l'acqua del rubinetto, o come la pioggia che quel giorno cadeva su Brescia, le pagine scivolano via, così come quelle otto vite che si fermano per un istante, le vite dopo la morte, le vite dopo che i riflettori si sono spenti.
    C'è tanto pathos e tanta vita in queste pagine, in cui i personaggi prendono la parola e raccontano quello che sono stati, il destino che hanno avuto in sorte. Di loro ciò che rimane è questo, le parole che potrebbero occupare una lapide, una frase o due strappata al silenzio, la manciata di minuti che possono pretendere dalla nostra attenzione.
    Eppure c'è parte della storia d'Italia che abbiamo appena dietro di noi. Storia prevalentemente tragica, quando non grottesca. Bombe, trame, esecuzioni. Misteri e vergogne. Brescia è parte di una lunga terrificante striscia di sangue e tanti nomi inghiottiti come corpi che spariscono in una tempesta, senza che dopo ne rimanga niente.
    Anch'io, quante cose, quante persone, ho dimenticato negli anni. Di quante forse non ho saputo nulla nemmeno ai tempi. Ritrovo qualcosa qui, e ritrovo quei sentimenti provati allora: stupore, rabbia, dolore.
    E' un romanzo che consiglio sia per chi c'era e per chi no, ma credo abbia il dovere morale di sapere e approfondire.
    Chiudo con una citazione di Franco Loi da L'aria è vuota di ogni grido:
    "Loro sono pietre fredde,
    sono là, aspettano, hanno pazienza, i morti.
    Non gridano, non fanno chiacchiere.
    Sono là, li hanno spaccati, sono il seme
    sparso nella spazzatura,
    uomini ammazzati in un giorno di gioia...
    ...loro, qui con noi, qui,
    che sognano, che guardano qui, che aspettano..."
    (Luisa Debenedetti)



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