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Genere: Gialli

Trama:
Firenze, viale dei Colli. Il ricco e potente imprenditore Alfonso Nassi è stato ucciso per un trauma da corpo contundente. A indagare sull'omicidio viene chiamata Valeria Bardi, meglio nota come la "commissaria". La dedizione al lavoro e il suo grande fiuto le hanno valso la fama di migliore profiler del Centro Italia e l'hanno portata, unica donna, a dirigere la Squadra Mobile fiorentina. Bella senza enfasi, allegra, alta e un po' irrobustita dagli anni, di notte combatte contro i suoi fantasmi - il divorzio, il difficile rapporto con la figlia ventenne, il peso delle crudeltà che incontra - per essere forte e intuitiva di giorno, mettere ordine nel mondo del crimine e gestire le grane del commissariato e le pressioni del Questore. I sospetti cadono dapprima su Tea, la moglie di Nassi, da cui si era appena separata, e i suoi amici Stefano e Giorgio - alquanto intimi - fin dai tempi dell'Università. Ma ci sono in ballo anche gli interessi dell'azienda della vittima, legati a speculazione edilizia e inquinamento ambientale. Tra interrogatori e alibi da confermare, un inaspettato ritrovamento: il diario sentimentale che Stefano ha affidato al suo PC, fonte preziosa di informazioni sulle ambigue relazioni tra i sospettati e non solo... Una protagonista indimenticabile per un'indagine dai risvolti imprevedibili raccontata con lo humour tipico dei fiorentini, sullo sfondo di una città dalla bellezza mozzafiato.

Recensione:
Primo giallo con protagonista un commissario particolare, anzi una commissaria, "L'ordine imperfetto" si rivela romanzo in bilico tra un tranquillo andante e un mistero incalzante: un'indagine dove importante sarà comprendere le figure in gioco, le dinamiche tra loro ed ascoltare attentamente le parole come i silenzi, le bugie come le omissioni.
Maria Letizia Grossi ci trasporta a Firenze e dintorni, dentro quella toscana di città e di provincia, dove legami famigliari e intrallazzi lavorativi la fanno da padrone.
La scrittura è chiara e piacevole da seguire, crea una storia che tiene compagnia, anche se ogni tanto si sente la necessità di un ritmo più serrato, di meno divagazioni, magari carine per delineare il lato umano dei protagonisti, ma poco inerenti all'indagine in oggetto. Chiara la necessità, in questo primo capitolo che potrebbe dare vita a una serie, di dare passato e profondità a personaggi che hanno pregi e difetti, difficoltà inespresse e rapporti che escono dall'ambito lavorativo per avvolgere anche la vita personale, soprattutto con una professione così particolare come quella di polizia, dove la squadra diventa importante quanto la famiglia. Solo i colleghi possono comprendere il brutto con il quale ci si confronta ogni giorno, la battaglia ripetuta contro il crimine. La soddisfazione di un arresto dura un attimo, poi pronti al nuovo scontro. Quindi le "pause" dall'indagine dura e pura servono a creare il climax, imbastire una trama che procede in crescendo, di sorpresa e di tensione.
Per dare ancora maggiore risalto e far sentire al lettore la toscanità del romanzo, ci sono piccole, contestualizzate, parti in dialetto. Danno colore, sono comunque comprensibili e rappresentano uno spaccato genuino delle diversità italiane.
Il giallo si avvolge come le spire di un serpente attorno ad un preciso nucleo famigliare, si allarga agli amici stretti, fino alle periferia rappresentata dal lavoro. Permette all'autrice di toccare diversi temi importanti e al lettore di riflettere, su quello che si muove nell'ombra, che per fortuna (oppure no) si ignora: irregolarità sul lavoro e negli appalti, la politica, l'immigrazione, la prostituzione, le morti di serie A e quelle che nemmeno raggiungono la lettera C. L'indagine si presenta da subito complicata, dai rapporti tesi, dalle bocche cucite, dalla guerra sotterranea e dai sorrisi sotto il sole. La patina di lucentezza della Firenze bene deve cadere, per arrivare alla verità, non così elegante, non così a modo, ma molto più sporca, terrena, sanguigna. Sarà la protagonista, la commissaria Valeria Bardi esperta di profili criminali, a dover dirigere con attenzione la sua squadra e mettere al loro posto i tasselli sparsi. Realista, coi piedi per terra, nonostante le difficoltà con la figlia, setaccerà le prove, dimostrerà tenacia e anche di sapersi affidare all'intuito al momento giusto. Di lei si apprezza la solidità, le maniere, ma principalmente quell'importanza dati ai volti, agli atteggiamenti, a quelle espressioni e piccoli gesti che non si possono controllare e che non mentono come le parole. Fine conoscitrice degli animi umani è davvero una protagonista di tutto rispetto, per certi versi sui generis, ma che piace indubbiamente, esattamente come il suo più stretto collaboratore Manuele Belgrandi, imperdibile "piccolo" uomo, ma affidabile roccia.
"L'ordine imperfetto" lascia un buon ricordo di sé, con la soluzione finale nasce anche la voglia di ritrovare i protagonisti con una nuova storia che, magari, regali più brividi e suspense.
(Tatiana Vanini)



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