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Genere: Narrativa

Trama:
Tre storie con al centro altrettanti giovani protagonisti. La prima ci porta nella Milano degli anni Novanta con la disavventura di un informatico che, dopo aver trascorso un anno negli Stati Uniti, trova il suo appartamento privo di tutto il mobilio. C'è poi Coletta che, in perenne fuga dal passato, decide di fuggire da un presente altrettanto caotico. Infine il percorso di formazione di un adolescente orfano di madre che, costretto a frequentare il rigido collegio salesiano, decide infine di intraprendere un suo progetto di emancipazione, trovando nella Germania dei nostri giorni il luogo più adatto alla sua realizzazione.

Recensione:
"Suite italiana 2" di Antonello Farris è un'agile raccolta di tre racconti i cui protagonisti sono giovani alla ricerca di una propria affermazione che può essere di vita personale, affettiva oppure sociale.
I racconti sono, pur nella loro brevità, densi di significati, sempre incisivi, quasi fulminei, aprono squarci sulla realtà; si tratta di violenza familiare sulle donne, della necessità dei giovani di spostarsi all'estero per lavoro, dell'egoismo che, se dominante, è spietato.
Farris ci conduce nel mondo dei protagonisti, Alfredo, Coletta e Bruno, che vedono le loro vite girare apparentemente intorno a uno stesso punto (un "errore" umano) ma, in realtà, il cerchio non si chiude perché trovano quell'evoluzione, quella capacità di andare avanti che trasforma il sopravvivere, in particolare di Coletta e Bruno, in vivere e la confusa solitudine affettiva di Alfredo in amore.
Il fil rouge che, a mio avviso, lega strettamente questi racconti è la figura materna, che manca fisicamente, la cui presenza è metaforicamente costante. Alfredo ritrova in una casa svuotata la pace del ventre materno, Coletta vive la presenza della madre in un foulard, Bruno vive la madre attraverso la sofferenza dell'essere ignorato dal padre e da quello che resta della famiglia.
L'Autore coglie, e ci fa cogliere, le anime dei protagonisti alle prese con una decisione, un cruccio, una scelta.
La brevità dei racconti non significa che siano scialbi o manchino di profondità, tutt'altro: Farris riesce a costruire abilmente, attraverso dialoghi e pensieri, tutta la scena senza introdurla dall'inizio, componendola sul tessuto propriamente narrativo mentre la storia vede il suo svolgimento. La scrittura è felice, il linguaggio è semplice, lineare, spoglio di orpelli o vezzi, in genere il fraseggio è breve e serrato (retaggio della formazione scientifica dell'Autore); forse è questo che rende l'opera forte e capace di portare il lettore nella sfera dell'esperienza, lo rende partecipe, al punto che, dopo aver letto l'ultima pagina, colloca questo libro direttamente nel vissuto, come un'esperienza, magari anche dura ma necessaria.
Consiglio una lettura attenta, così da cogliere la capacità narrativa e l'abilità di Farris nel farci percepire anche i minimi cambiamenti di atmosfera con il mutare delle situazioni emozionali dei personaggi.
(Luisa Debenedetti)



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