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Lo strano caso del maestro di violino
Un nuovo caso per il commissario Calligaris

di Alessandra Carnevali

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    Casa Editrice: Newton Compton - 288 pagine
    Formati disponibili: cartaceo e ebook




  • Genere: Gialli

    Trama:
    Mentre le prime avvisaglie della pandemia cominciano a preoccupare il mondo, Adalgisa Calligaris riceve in commissariato la denuncia di Filippo Acquacheta: qualcuno avrebbe rubato dalla tenuta della sua famiglia lo spartito di un'antica opera lirica, chiamata Rosamunda. Lui e suo zio Fortunato l'hanno cercata ovunque, ma senza successo. Peccato che dell'esistenza di quest'opera non ci sia alcuna prova. Lo zio di Filippo ne sarebbe infatti venuto a conoscenza in sogno, su indicazione nientemeno che di Giuseppe Verdi. Adalgisa, impossibilitata ad accettare la denuncia del furto di qualcosa che probabilmente non esiste, manda via il ragazzo. Ma quella che sembrava una storia strampalata si trasforma ben presto in qualcosa di più. Malachia Capoccetti, membro della squadra che gli Acquacheta avevano ingaggiato per cercare l'opera, viene trovato morto pochi giorni dopo: nonostante l'assurdità della storia, Adalgisa non può che cominciare a indagare...

    Recensione:
    "Lo strano caso del maestro di violino" di Alessandra Carnevali è un perfetto, accattivante e incalzante giallo italiano.
    Sicuramente l'autrice umbra, che in quest'opera richiama questo contesto territoriale, ha insito nel DNA il dono naturale della vena comica, del gioco di incastri e paradossi sia nei personaggi sia nelle evoluzioni scenico-narrative.
    Se si esclude qualche puntata a Roma e Perugia, la vicenda si svolge a Rivorosso Umbro, paese immaginario che potrebbe essere identificato in qualsiasi paese di media grandezza dell'entroterra italiano, in cui tutti si conoscono, dove circolano dicerie, pettegolezzi e le singole storie sono di pubblico dominio.
    Non mancano lunghe parlate in dialetto ed espressioni colorite, che strappano sorrisi e donano al romanzo il classico humour tipicamente nostrano.
    Protagonista è il Commissario Adalgisa Calligaris, una donna "normale", con qualche chilo di troppo e appassionata del festival di Sanremo, dal carattere forte e dalla spiccata intelligenza, che si destreggia abilmente tra complicate situazioni e delicate vicende, conducendo a un finale sorprendente e scenografico in cui, strizzando l'occhio allo stile dei personaggi di Agatha Christie, è lei l'unica e insostituibile regista.
    I numerosi personaggi che si alternano sono tutti ben delineati, come anche il loro ruolo all'interno dell'intricata vicenda.
    In una sinfonia di gesti, azioni, profumi, ma anche di tanti paradossi, che strappano al lettore una risata sulla scia canzonatoria e divertente di Barlumiana evoluzione (Malvaldi, docet), questa autrice regala al lettore un affresco territoriale tutto da scoprire.
    Non è mia abitudine addentrarmi nella trama perché è tutta da scoprire e non vorrei privare il lettore delle sorprese e delle emozioni che questo romanzo riserva. Mi vorrei più soffermare sulle indiscutibili doti di narratrice della Carnevali. Il romanzo è narrato con un linguaggio preciso, scandito dalla tensione e intervallato da pause leggere, sì da creare un tessuto narrativo sul quale il lettore si sente perfettamente a suo agio, si può dedicare allo svolgimento della trama senza temere tranelli linguistici o inceppamenti nello scorrere delle immagini. Immagini appunto, non parole, perché l'ottimo stile di narrazione è capace di scomparire e lasciare il posto a vere e proprie immagini che ciascuno plasma a modo proprio, e assicurano una certa tridimensionalità al narrato. Il piano narrativo è intersecato da più linee temporali, tra le quali non manca la prima fase di quella che diventerà pandemia, condotte magistralmente senza creare garbugli o soluzioni abborracciate con facili espedienti. Tutt'altro, l'autrice costruisce il suo universo, composto di persone (attenzione ai nomi: spesso sono storpiature o richiami a quelli di personaggi conosciuti), fatti e luoghi, e lo manovra perfettamente, sapiente regista di una storia che appare semplice ma si complica sempre di più con l'aggiunta di nuovi elementi, sino alla soluzione finale, inattesa e geniale come nella migliore tradizione giallistica.
    Accanto alla vicenda e alla musica costruita da Alessandra con la tessitura della trama, vi è la denuncia di certi pregiudizi, soprattutto retaggio delle piccole società chiuse.
    Nella lettura sono rimasta molto colpita dalla capacità di Alessandra nell'affrontare situazioni controverse (magari per qualcuno scabrose) con una grande delicatezza mista a determinazione, a non voler nascondere nulla, scevra dal dolciastro perbenismo che trasforma il non voluto dire in nauseante esibizionismo.
    In questo romanzo il passo è davvero misurato e ben calibrato, e conduce il lettore nei meandri di una storia che risulterà complessa, narrata in modo lodevole, che denota una coraggiosa mancanza di pregiudizio e capace di ammonire chi invece si cela dietro un perbenismo di facciata ma che nasconde vizi e nefandezze.
    In definitiva un giallo ben costruito e ben scritto, che non si ferma all'indagine poliziesca ma si addentra nell'indagine psicologica ed esistenziale e tuttavia si legge in un soffio, cosa non semplice nel panorama editoriale odierno.
    Da lettrice, giunga ad Alessandra Carnevali il mio grazie per queste belle pagine (elettroniche).
    (Luisa Debenedetti)

    Della stessa autrice:
    Il mistero del cadavere nella valigia
    Delitto in alto mare
    Il giallo di Villa Ravelli



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